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Cultura

Edith Bruck, una tessitura di vita nella lingua dei fatti

Tempi presenti. Esce per La nave di Teseo «Il pane perduto». Un racconto di sé che indaga le ombre del Novecento, dove la scrittura si impone «per necessità, per respirare». Del suo essere testimone della Shoah ha raccontato in molti altri libri. Queste pagine sono diverse: un bilancio del percorso che dall’Ungheria l’ha condotta ad oggi, novantenne a Roma

Edith Bruck

Edith Bruck

Il pane perduto, l’ultimo libro di Edith Bruck (La nave di Teseo, pp. 128, euro 16), offre pagine di intensità struggente, di una lingua piegata alle vite vissute, scritture plurali nel tempo e nello spazio eppure straordinaria espressione di una vita unica, sofferta e vivida. Un regalo doloroso e commovente come la vita di cui racconta: non un libro sui campi di sterminio, un libro sulla vita. Anche se comincia con «tanto tempo fa» non è una favola quella delle pagine d’inizio: «c’era una bambina che, al sole della primavera, con le sue treccine bionde sballonzolanti correva scalza nella polvere...

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