closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Ecco perché affoga la «città diffusa»

Roma. Basta un temporale un po’ più consistente e interi quartieri vanno sott’acqua, i fiumi esondano, i sottopassi diventano cisterne di acqua melmosa. Un territorio indebolito dall’elemento che più doveva consolidarlo, il cemento delle città

Affoga la «città diffusa». Ormai basta un temporale un po’ più consistente,neppure alluvionale, e pezzi interi di quartieri vanno sott’acqua, i fiumi esondano, i sottopassi diventano cisterne di acqua sporca e melmosa, pronta a riversarsi nell’intorno. Il clima impazzito, perché sovrabbondante di entropia ed energia da attività antropiche, scarica le proprie bizzarrie su un territorio indebolito; paradossalmente dall’elemento che più doveva consolidarlo, oltre che modernizzarlo, il cemento delle città.

In questi giorni – che sarebbero quelli della «Merla», ovvero i più freddi dell’anno – registriamo temperature e precipitazioni da inizio autunno. I trend ci dicono che il riscaldamento globale provoca frequenti alternanze di siccità e forme alluvionali, che provocano sempre più spesso, con precipitazioni concentrate (le così dette bombe d’acqua), autentici disastri. Che si eviterebbero se le piogge ricadessero su un territorio ecologicamente solido. Al contrario un ciclo dell’acqua alterato ricade su contesti ambientali e insediativi fortemente indeboliti proprio dalla diffusione urbana, con consumo di suolo e cementificazione che hanno dissestato, degradato, scassato gli ecosistemi, oltre ogni possibile capacità di tenuta. Fino ad ieri, specie in un ambiente tendenzialmente chiuso come quello mediterraneo in cui si estende la nostra penisola, cicloni ed uragani costituivano eventi eccezionali. Oggi invece precipitazioni alluvionali diventano la norma e trovano un territorio stravolto da un’urbanizzazione che ormai ingombra circa il 20% della superficie nazionale. Con il paradosso di aver sconvolto gli ecosistemi ed i paesaggi del Belpaese per realizzare un enorme patrimonio di volumi edificati, abitativi, commerciali, industriali, infrastrutturali, che in gran parte oggi restano vuoti; a testimoniare il doppio danno, da spreco e da disastri ambientali conseguenti alle loro realizzazioni. Decine di milioni di stanze vuote, miliardi di metri cubi di capannoni abbandonati sono un monumento al trionfo della rendita, ma soprattutto allo sfascio e all’idiozia nazionale. E contribuiscono costantemente a innalzare i livelli di rischio idrogeologico – come appare evidente ogni giorno di più – ma anche sismico, ci ricordano L’Aquila e gli altri centri colpiti da eventi recenti.

Ieri la pioggia (o la neve) ricadendo trovava un territorio ancora integro, ovvero organizzato secondo razionalità ecologica. I bacini montani erano i primi ad intercettare le precipitazioni, ma ne traevano giovamento nell’alimentazione delle fonti e del patrimonio boschivo. Il deflusso verso valle dell’acqua riscontrava versanti saldi e vie di fuga libere, pronte ad essere fruite in caso eventi alluvionali. A valle colture e insediamenti rispettavano gli alvei fluviali: in prossimità di questi rimanevano ambienti tendenzialmente naturali o colture umide.

Oggi la città diffusa, non solo italiana, ha stravolto tale paesaggio: dalla Megalopoli Padana, alla blobbizzazione del Nord Est, alla mega conurbazione lineare adriatica, alle città allargate dell’Emilia, della Toscana, della campagna romana, alla sporca marmellata insediativa napoletana, alle coste iperurbanizzate e spesso abusive di Calabria e Sicilia, fino alla cementificazione dei contesti urbani sardi (che Cappellacci vorrebbe ancora ampliare). Così le colture montane abbandonate favoriscono il dissesto e le frane, anche per l’abbandono della cura del bosco protettivo. Ancora l’urbanizzazione si è spinta spesso verso i versanti sub collinari, negando le vie di fuga di fiumare e torrenti, spesso intubati o cementificati. In regime alluvionale, i corsi d’acqua trovano argini sempre più alti – che devono «proteggere» la città estesa fino al limite o dentro gli alvei – e diventano condotte forzate. La rottura delle reti ecologiche e della continuità dei collettori per la diffusione urbana non permette più esondazioni «tranquille», in caso o fuoriuscita o rottura degli argini, o di innalzamenti repentini delle falde. Si tendono a formare così le «macrovasche urbane» che abbiamo visto l’anno scorso in Veneto e poi in Sardegna e oggi a Roma: muri e costruzioni hanno chiuso corridoi di deflusso e vie di fuga; l’intorno si riempie di acqua e fango e il liquido melmoso sale repentinamente. Urge una svolta drastica nelle politiche territoriali e ambientali.

  • Antonio Scattolin

    I fiumi esondano, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca.

  • Fabio

    vorrei solo sapere,così,per rendermi conto, di quale fine facciano i nostri soldi:tasse che aumentano,soldi(la maggior parte) che spariscono una settimana dopo averli presi,servizi scadenti(sono un pendolare),gente che gestisce la cosa pubblica ignorante ed arrivista. ed alla prima difficoltà caos e panico,politici-pubblicitari che si rinfacciano a vicenda cose trite e ritrite ed un dannatissimo affanno per la quasi totalità degli abitanti in questione.
    può,un cardiochirurgo,interessarsi della città o sarà inevitabilmente un altro trampolino di lancio??
    che amarezza..

  • macri_58

    E’ vero…ormai niente più tiene…dopo vent’anni di magna magna…

  • aramix

    E le giunte di sinistra ( ?), in alcuni casi composte anche con assessori ” verdi ” che ci governano e ci hanno governato sino ad ora nelle nostre città ?
    Qualcuno mi sa dire che cosa hanno fatto per arrestare il fenomeno ?

  • aramix

    I nostri soldi, grazie all’ememdamento PD alla finanziaria sulle pensioni d’oro, o grazie al ddl imu-bankitalia ,sono finiti nelle mani dei……… soliti boiardi di stato, banche, evasori, partiti( ti ricordo che il finanziamento pubblico persiste, non l’hanno ancora abolito e lo stanno incassando…)

  • http://porciconleali.blogspot.it/ RoobZarathustra

    la faccenda è un pelino più complessa.
    i soldi del finanziamento pubblico sono una scoreggia nell’immane scippo di ricchezza del capitale, errate e/o criminali scelte di spesa pubblica (tagli istruzione, patto stabilità per enti locali, finanziamento guerre, pagamento interessi debito, l’elefante della sanità ecc.), diktat eurocratici, capitale egemone e senza avversari contro il lavoro ecc.; su bankitalia è stato un pastrocchione, ma di soldi nostri non ne sono stati dati(se si ha capacità di leggere i decreti e non rimanere impauriti davanti ai tecnicismi economici, comunque scandalosa la modalità e la consuetudine dei decreti contenenti tutto e il contrario di tutto)

  • http://porciconleali.blogspot.it/ RoobZarathustra

    nun ce pensa’ nun ce pensa’ 😀
    Ciao!

  • Fabio

    aramix,ti ringrazio per la risposta,ma è evidente che la mia fosse una domanda retorica:si sforzano di promuovere,con tutta la pubblicità del caso,eventi ed opportunità,imu,mini-imu e nuove iniziative(vedi l ultima raccolta differenziata) ma quando si tratta di riacchiappare situazioni angoscianti(come quelle di ieri:vorrei sottolineare come non sia iniziata ieri,la faccenda, visto che i problemi di strade,fognature,pulizia cittadina,viabilità,abusivismo persistono da decenni) come fanno in fretta a chiedere donazioni attraverso i canali più disparati,in nome di una fratellanza che pubblicizzano con un bel ghigno assassino e che ovviamente non esiste più.sto seriamente rimpiangendo il dopo guerra,mio dio

  • Fabio

    roob più ti leggo(a proposito,nun ce penso va,eheh..) e più mi convinco che perseguiamo,con stili diversi,gli stessi (o quasi)obiettivi.intendevo evidenziare uno sperpero su più fronti,di cui il cittadino è complice e,a questo punto,anche reo confesso.sono uno statale della sanità e,giuro,a nessuno frega un c***o di questa genuflessione eterna che ci affligge:pensiamo a rateizzare il tutto pur di permetterci qualunque cosa.
    mi chiedo solo(perchè il problema sta sempre a monte)se sia valsa la pena di debellare l ignoranza dilagante(attraverso processi di alfabetizzazione) del secondo dopoguerra per mezzo di un’educazione da borghesucci_ infetta,puerile ed ignorante anch’essa(seppur in modo diverso e peggiore).che amarezza!bella

  • aramix

    Forse ti stai perdendo dietro ai tecnicismi economici…..i soldi nei forzieri di bankitalia sono i NOSTRI, provengono dalle nostre tasse !

  • http://porciconleali.blogspot.it/ RoobZarathustra

    di soldi “nostri” come lo intendono i ggggentisi non c’è un centesimo!