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Internazionale

«È un narcotrafficante»: Trump incrimina Maduro

Venezuela/Usa. Taglia da 15 milioni di dollari a chi fornisce informazioni utili all'arresto, mentre Caracas affronta il coronavirus sotto pesanti sanzioni, messe in discussione dall'Onu. Con il presidente incriminati anche ministri e il capo della Corte suprema

Il presidente venezuelano Maduro nel palazzo presidenziale di Caracas

Il presidente venezuelano Maduro nel palazzo presidenziale di Caracas

In piena pandemia da Covid-19 il governo Usa, che avrebbe altro a cui pensare visto l’aumento vertiginoso di contagi e decessi tra i propri cittadini, si preoccupa di sbarazzarsi dell’odiato Maduro.

Nel momento in cui il governo venezuelano è impegnato con tutti i suoi sforzi a far fronte all’epidemia malgrado il criminale embargo statunitense, l’amministrazione Trump ha incriminato il presidente bolivariano per narcoterrorismo e cospirazione allo scopo di esportare cocaina negli Stati uniti.

E con lui il numero due del chavismo Diosdado Cabello, il ministro delle industrie e della produzione nazionale Tareck El Aissami, l’ex direttore dell’intelligence militare Hugo Carvajal, il ministro della difesa Vladimir Padrino, il presidente della Corte suprema Maikel Moreno e diversi altri membri del governo.

La decisione è stata resa nota durante una conferenza stampa promossa dal Dipartimento della Giustizia, in cui il procuratore generale William Barr ha accusato Maduro di tutti i mali del mondo: sostenere il terrorismo internazionale, intrattenendo rapporti con Hezbollah e Farc; svolgere un ruolo guida nel traffico di droga; commettere ripetute violazioni dei diritti umani, ordinando omicidi, torture e arresti indiscriminati. E ha offerto 15 milioni di dollari per informazioni utili al suo arresto e un po’ meno, 10 milioni, per gli altri incriminati.

Interrogato sull’opportunità di tali misure in un momento in cui il Venezuela sta lottando contro una doppia crisi, economica e sanitaria, in mezzo alle pesanti sanzioni statunitensi, Barr non ha avuto un attimo di esitazione: «Il miglior modo di sostenere il popolo venezuelano è aiutarlo a liberarsi di questi corrotti».

E pazienza se almeno due di questi «traditori del popolo del Venezuela», Vladimir Padrino e Maikel Moreno, siano stati insistentemente corteggiati dal governo Trump affinché si decidessero ad abbandonare il presidente.

«Mi suscita una profonda indignazione – aveva dichiarato lo scorso anno il ministro della difesa – il fatto che tentino di comprarmi», come «se fossimo mercenari». Non si tratta peraltro di un’accusa nuova, quella rivolta al governo bolivariano di utilizzare la cocaina per riempire illegalmente le casse dello stato.

Già lo scorso anno Tareck El Aissami era stato incriminato dalla corte federale di Manhattan per narcotraffico, mentre nel 2015 la Dea, l’agenzia antidroga Usa, e il ministero della giustizia avevano fatto lo stesso con Cabello, accusandolo di essere alla guida di un gruppo narcos denominato «Cártel de los Soles».

Ma ora l’accusa è rivolta allo stesso Maduro, con il chiaro obiettivo di adottare misure ancor più drastiche di isolamento internazionale contro la Repubblica bolivariana.

A tanta sollecitudine degli Usa per le sorti del popolo venezuelano fanno da contraltare gli appelli per rimuovere urgentemente le sanzioni a Venezuela, Cuba e Iran a causa dell’emergenza coronavirus, come per esempio richiesto dall’Alta commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet. E l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell ha reso noto l’appoggio dell’Unione europea alla richiesta di sostegno finanziario rivolta dal Venezuela e dall’Iran al Fondo monetario internazionale.