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Dopo lo sfratto al Centro Erize manca una sede definitiva

Antiviolenza. Dopo la chiusura nel 2018 e diverse assegnazioni temporanee del Comune, il luogo d'ascolto e aggregazione attende di poter portare avanti il proprio lavoro

Un fallimento è occasione di ripartenza, questo dev’essere stato il sentimento che aveva fatto chiamare «Casa milagros» lo stabile della Romanina – borgata a sud di Roma – assegnato al centro antiviolenza Marie Anne Erize. Dopo la chiusura per sfratto della sede del municipio Le Torri nel 2018, erano trascorsi pochi mesi e la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma aveva destinato un appartamento, requisito in primo grado a alcuni membri della famiglia Di Silvio, alle attività del centro guidato da Stefania Catallo. Una sistemazione in comodato d’uso messa a disposizione per portare avanti le attività di counseling psicologico, assistenza legale alle donne vittime di violenza e organizzazione di eventi pubblici, biblioteca e a sartoria solidale di abiti da sposa usati o donati.
A dicembre 2019, invece, è arrivata la notizia che l’appartamento confiscato sarebbe rientrato nella disponibilità della famiglia dei Di Silvio: la Corte d’Appello ne aveva revocato il sequestro e ordinato la restituzione. L’interpretazione ineccepibile dei giudici si era basata sulla considerazione che la confisca di beni può essere effettuata in caso di abitualità alla pericolosità, deve riguardare beni acquistati nel momento in cui si verificano i problemi e i reati commessi devono produrre lucro. Non riscontrando tali presupposti i giudici ne avevano deciso la restituzione ai proprietari.

La conseguenza involontaria ma inevitabile è stata la chiusura di un centro di aggregazione femminile in cui poter cercare aiuto in caso di violenza ma, pure, un luogo in cui le donne potevano trovare sollievo psicologico, dove poter iniziare un percorso di risalita dalla depressione e dal disagio sociale.

Vero è che al centro Erize nel maggio scorso il Tribunale di Roma ha destinato un altro immobile anch’esso confiscato, nella borgata di Ponte di Nona, zona est della Capitale. Tuttavia i corsi di counseling psicologico iniziati a fine estate 2019 alla Romanina sono stati trasferiti nella sede della università Upter, in palazzo Englefield, a via IV Novembre a Roma. L’auspicio è che il secondo centro Marie Anne Erize, a Ponte di Nona, possa dare continuità alla sua attività definita dal giudice Muntoni – che da tempo segue le vicende di Stefania Catallo e delle sue collaboratrici – «eccellente, di assoluto valore sociale».

Soprattutto è auspicabile che il centro trovi una sede definitiva dove portare avanti un prezioso lavoro di aiuto e sostegno alle donne che affrontano relazioni violente o un vissuto di vite precarie, non solo negli affetti. In una città di circa quattro milioni di abitanti è sempre più necessario che azioni in solidarietà e lavoro di supporto a soggetti deboli o in difficoltà, da parte di associazioni o enti, siano incoraggiati e facilitati. Il 5 marzo al teatro Manhattan in via del Boschetto a Roma, Stefania Catallo con Carla Cucchiarelli, giornalista e scrittrice, parleranno del libro «Evviva Marie Anne. Marie Anne è viva» scritto da Catallo. L’attore Emilio Spataro interpreterà tre personaggi tratti dal libro. L’appuntamento è per le ore 17. Prenotazioni al numero 347406715


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