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Alias Domenica

Divergente darwiniano orientalista: Parise

Un ricco numero di «Riga», con inediti, invita a riscoprire il Goffredo Parise «reale»: a non incantarsi troppo, cioè, sui conclusivi «Sillabari»

Giosetta Fioroni , «Ritratto di Goffredo Parise», 1966, Roma, proprietà dell’artista

Giosetta Fioroni , «Ritratto di Goffredo Parise», 1966, Roma, proprietà dell’artista

Avevamo perso di vista Goffredo Parise. Non parlo delle sue opere, quasi classici sempre letti, o citati, come Il prete bello, il romanzo del ’54 che consacrò il successo dello scrittore vicentino, allora venticinquenne; o come le due serie dei Sillabari (riunite nel 1984). Parlo delle relazioni, dell’ambiente culturale in cui l’autore è vissuto e che ha contribuito a creare: avevamo trascurato, cioè, non l’individuo Parise, ma il suo posto nel paesaggio. A volte, in effetti, la cultura somiglia a un ecosistema: nel medesimo territorio vivono e interagiscono specie facilmente avvistabili e altre meno percepibili. Spesso sono le seconde quelle...

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