closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Direzione Pd, la Belle Époque è finita

Matteo Renzi in direzione il 13 febbraio 2017

Renzi conferma se stesso, rivendica la politica dei mille giorni del suo governo e anzi la rilancia con la convocazione dell’assemblea nazionale. Ora si corre verso un congresso ravvicinato contro la volontà delle minoranze di allungare i tempi della discussione interna per garantire la fine naturale della legislatura. L’aut-aut di Bersani («dobbiamo uscire da qui dicendo quando si vota») è stato rispedito al mittente spingendo così gli oppositori interni verso l’ipotesi di una scissione che adesso, però, non sarà facile motivare con un dissenso sulla data del congresso.

Del resto che il segretario del Pd fosse intenzionato a rilanciare la sfida della leadership era scontato e la sua relazione alla direzione riunita ieri lo aveva chiarito fin dalle prime battute quando Renzi ha nominato la sconfitta referendaria per lamentare la fine della belle epoque del suo governo:

«Con la sconfitta del referendum è finita la narrazione del futuro e l’Italia si è rannicchiata nella quotidianità». Questa frase, che dice la verità, nelle intenzioni di Renzi ha naturalmente un valore tutto negativo, perché l’ex presidente del consiglio non prende neppure in considerazione che il cambio di immagine, di linguaggio, di passo di Gentiloni possa suscitare nell’opinione pubblica quel sentimento di sollievo che, mutatis mutandis, ci fu nel passaggio di consegne tra la bandana di Berlusconi e il loden di Monti.

Eppure la sua assenza dalla scena televisiva, la temporanea scomparsa delle slide, degli ultimatum lanciati quotidianamente dal salvatore della patria rischia di guadagnare apprezzamenti al tran-tran della coppia Gentiloni-Padoan (il ministro dell’economia convitato di pietra della direzione, invitato a suon di tromba e rimasto in religioso silenzio).

Tanto ha ripetuto che bisogna discutere di contenuti e non di elezioni quanto più si è capito che sta contando i giorni che lo separano dal Renzi-bis. E sul governo Gentiloni è caduto tutto il peso dell’irrilevanza e della distanza. Non solo perché le misure di politica economica (l’aumento delle accise per racimolare i miliardi necessari a riequilibrare il deficit) sono da buttare, ma per la critica assai più urticante di rappresentare un messaggio deprimente, un sentimento di rassegnazione di fronte alle armate degli avversari politici.

Renzi ha bacchettato chi ora si butta a sinistra ma ieri votava il fiscal compact, ha irriso chi davanti alle sfide mondiali discute sulla scissione e con calma ha assestato il colpo: «La scissione su che cosa? sul calendario? E’ un ricatto morale». Alla fine il congresso è stato giocato come il drappo rosso da agitare davanti a chi lo vorrebbe mettere da parte come una parentesi, un incubo, cioè davanti a tutti quelli che prima volevano il congresso, poi no, poi si ma il più tardi possibile.

«Noi vi aspettiamo alla sfida politica, ma poi se vinciamo noi non scappate con il pallone» dice rivolgendosi ai capi delle correnti nella sua replica, prima del voto, schiacciante, a suo favore. Anticipando con quel «noi» e «voi» la mimica della scissione di fatto.

  • triscele

    Non so se sarei mai disposto a dare il mio voto ad un eventuale nuovo partito di “sinistra” (diciamo…) se e quando mai i “pusillanimi” di ogni varia e incomprensibile ascendenza di minoranza del pd avessero finalmente il coraggio di separarsi da questo partito che è ormai il redivivo partito democristiano (popolato e guidato da democristiani : renzi, franceschini, guerini, più il grottesco contorno di preti spogliati di (fu) simil-sinistra tipo orfini, orlando e zombie politici del genere).
    So invece assolutamente per certo che non voterei nemmeno sotto tortura un partito fra i cui dirigenti ci fossero renzi & co., nè tantomeno un partito anche solo disposto ad allearsi con simili personaggi

  • franco duzero

    Si vedeva al Nazareno il telecomando che utilizza per comandare Gentiloni?

  • il compagno Sergio

    C’è mai stata, con Renzi e per Renzi, la belle époque evocata dal titolo?
    Di certo, non c’è mai stata, né per la Repubblica Italiana, né per il popolo italiano, ché il periodo Letta-Renzi (per tacer di Monti) ha marcato uno dei periodi più oscuri della nostra storia.
    Aldilà di quanto affermato qui sotto da triscele in relazione alla natura democristiana del PD (che fa venire il mal di pancia anche a D’Alema, il che è tutto dire), rimane il fatto che il Genio di Rignano ha potuto infierire anche per la mancanza di una vera alternativa, in un contesto di crisi economica e politica sul piano interno e internazionale.
    Ma ho l’impressione che Renzi, questo non lo capisca, convinto com’è di essere l’uomo della provvidenza.

  • franco duzero

    Parole Sante!

  • WalterD

    E qui , si direbbe, casca l’asino: la sfida politica. Ma quale politica ? Qual’e’ visione del paese , dell’Unione Europea, del sistema lavoro, quale programma di riforme strutturali (a cominciare dalla magistratura elefantiaca, kafkiana e lentissima) per creare le condizioni per il rilancio degli investimenti. Questa e’ la politica che vorremmo sentire. Emiliano si candida? Ma non e’ mica il festival di Sanremo, anzi a Sanremo porti una canzone e quindi c’e’ un “programma”. Ma ti candidi per cosa ? Renzi lo sappiamo piu’ o meno qual’e’ la sua politica (o “politica”), ma gli altri ? Hanno espresso qualcosa di piu’ dei mugugni, insofferenze personali contro un segretario antipatico ? C’e’ qualcosa di piu’ o e’ solo orgoglio ferito. E allora che vengano avanti, propongano una alternativa, uno straccio di foglio con una decina di punti, una lista “della spesa” insomma e che si diano una svegliata. Dire NO non basta piu’, ormai e’ acqua passata. La minacciata scissione e’ una sonora scemenza se non hai idee nel PD non ce le hai neppure in un nuovo partito.

  • franco duzero

    Uno straccio di foglio con 10 punti significa RENZI vai a remengo e la fine del PD. I nostri hanno coraggio di fare questo?

  • WalterD

    E’ questo il punto. Se non hanno il coraggio allora abbiano la decenza di tacere. Stanno solo spianando la strada a Grillo.

  • Roberto Panini

    beh … piuttosto direi che è la politica di Renzi e dei suoi strateghi che … spiana la strada a Grillo