closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Digiuno a staffetta, aderire per progredire

Ius soli. Si fa fatica a credere che, dopo un secolo di esperienze nonviolente, lo sciopero della fame ancora susciti l’ironia logora e conformista delle destre

Si fa fatica a credere che, dopo un secolo di esperienze nonviolente, lo sciopero della fame ancora susciti l’ironia delle destre. Si può spiegare o con il retaggio di una irreparabile ignoranza o con la tetraggine di un conformismo che non riesce a sottrarsi allo spirito di patate della battuta prevedibile, dell’ironia logora, della risata grassottella.

Insomma, sciopero della fame viene associato mille volte su mille alla dieta (sai che ridere). Inevitabile, dunque, che la scelta di Graziano Delrio di associarsi al digiuno, promosso da centinaia di insegnanti e da qualche decina di parlamentari, a sostegno della legge sullo Ius Soli, provocasse sghignazzi a destra. Beh, buon pro gli faccia. Intanto ieri, seconda giornata dell’iniziativa «Non è mai troppo tardi», altre centinaia di persone hanno dichiarato il proprio impegno a partecipare allo sciopero della fame a staffetta, a sostegno dell’approvazione della legge sullo Ius Soli. E hanno indicato data e durata dell’azione digiuno.

Questo, mentre arrivano consensi da parte di un numero crescente di parlamentari ed europarlamentari e di cittadini. Sono di ieri le adesioni del Sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, della Presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosi Bindi, dell’europarlamentare David Sassoli, di Francesca Chiavacci e Filippo Miraglia, presidente e vicepresidente dell’Arci, e di tutto il gruppo dirigente dell’associazione. Da tutta Italia giungono proposte di iniziative, messaggi di consenso e impegni alla mobilitazione. Si può dire, insomma, che un primo risultato è stato raggiunto: quello che sembrava un provvedimento irreparabilmente archiviato e un tema destinato all’oblio è tornato all’attenzione dell’opinione pubblica. Il cammino resta ancora lungo e arduo, ma vale la pena provarci.

La causa lo merita: al di là delle considerazioni d’occasione, quelle che durano lo spazio di una nota politica su un quotidiano, quelle che misurano la rilevanza di una iniziativa politica dai decimali di sondaggi che possono consolidare o movimentare, sul riconoscimento dello Ius soli si gioca una battaglia di civiltà.

Certo il primo beneficio sarebbe per quelle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che potrebbero finalmente essere considerati alla pari dei loro amici e compagni nati da genitori italiani, con cui condividono giornate, impegni e sentimenti. Poi il beneficio sarebbe per tutti noi, giovani e vecchi cittadini italiani, finalmente rivitalizzati da queste e da successive coorti di nuovi italiani. Ma alla fine, il beneficio per tutti sarebbe quello della riscoperta di un’antica tradizione mediterranea, della stessa civiltà greco-romana, a scoprirsi concittadini sulla base di un elementare principio di convivenza, esattamente quello che riconosce lo Ius soli, così lontano dall’oscura tetraggine vetero-germanica della glorificazione della terra e del sangue.

Ci vuol poco per aderire alla mobilitazione comune: ciascuno lo può fare secondo le proprie energie e le proprie disponibilità. Basta un giorno, ma ci si può impegnare anche per due-tre giorni. Ecco il punto: ci si può impegnare. Ciascuno si impegna per sé, a beneficio di tutti.

Per questo è non solo ragionevole, ma importante che anche chi abbia responsabilità istituzionali, e finanche diretta responsabilità parlamentare sull’approvazione della legge, manifesti la sua adesione. Perché ciascuno si assume la propria quota di responsabilità. Come parlamentari ci siamo limitati a non lasciare cadere la testimonianza di centinaia di insegnanti che la convivenza e la cittadinanza comune dei propri alunni la vedono crescere giorno dopo giorno sotto i loro occhi. Come quegli insegnanti hanno scelto di partire da loro, dal vissuto loro e dei loro ragazzi, così anche i parlamentari è bene che si prendano il loro carico di responsabilità, dichiarando attraverso l’adesione al digiuno il loro impegno e la loro disponibilità ad approvare la legge.

Sì, ognuno di noi ha vincoli di gruppo, di partito, di collocazione in maggioranza o all’opposizione, e qualcuno finanche vincoli di governo, ma – come ha ricordato Graziano Delrio – ogni parlamentare rappresenta la nazione senza vincolo di mandato e risponde innanzitutto alla sua coscienza. Quindi, poche ciance: chi tra i parlamentari è pronto a votare lo Ius soli, lo può far sapere aderendo al digiuno.