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Visioni

Diavoli, complici e misteri

Note sparse. Il bel volume «Lampi di jazz» a cura del fotografo Giuseppe Maria Codazzi

Nel secondo dopoguerra Hengel Gualdi, alla conquista del mondo con il suo clarinetto. A partire dagli anni Sessanta Ornette Coleman, Ella Fitzgerald, Dizzy Gillespie, e poi Keith Jarrett, Dexter Gordon. Di nomi di questa levatura è costellata la storia del jazz nella città del tricolore. Dal 1979 fino al 2002 si tiene la rassegna Reggio Emilia Jazz, e si apre con Art Ensemble of Chicago. Seguiranno Sun Ra con la sua Arkestra e tanti, tanti, tanti altri. Lampi di jazz, del fotografo Giuseppe Maria Codazzi, da Nismozza, un borgo dell’Appenino, raccoglie più di cento immagini della prima fase di quel glorioso festival, sino al 1990. L’occhio di Codazzi, con una lunga ed eclettica carriera alle spalle (la sua bibliografia comprende volumi sul Madagascar, sul Rwanda, commenti visivi alle indimenticate poesie jazz del parmigiano Ettore Silvi in Diapositive e Sassofoni), è capace di unire cronaca e visione, riflessione e rivelazione, satori e rumore. Nella mano appoggiata sulla tastiera del pianista di Rip, Rig & Panic, nell’estasi grondante sudore di Elvin Jones, o in mille altri dettagli custoditi da un diavolo complice si annida il mistero del fascino imprendibile di una musica restituito con nitore e lirismo in questi scatti.