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Politica

Di Maio pride in piazza. Un ministro anti-casta per ritrovarsi uniti

5Stelle. Alla manifestazione contro i vitalizi l’M5S accantona le divisioni e rievoca lo spirito delle prime battaglie. Taverna star sul palco

Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede sul palco di Piazza Ss Apostoli; in basso la manifestazione

Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede sul palco di Piazza Ss Apostoli; in basso la manifestazione

Piazza Santi Apostoli a Roma non è di certo una location che si associa ad adunate oceaniche, e non era questo quello che ci si aspettava dalla manifestazione convocata dal Movimento 5 Stelle per rivendicare la battaglia contro i vitalizi ai parlamentari. E però, quello che colpisce della piazza grillina è che da essa traspaiono sentimenti e parole d’ordine uniformi, il che è singolare se si pensa alle divisioni che imperano nel M5S e alla situazione ingovernabile che deriva più dal caos interno e da uno sfilacciamento delle prospettive generali che da concrete e divaricanti proposte politiche. E invece per un pomeriggio gli attivisti, come al solito non giovanissimi e provenienti da ogni parte d’Italia, si rituffano nelle retoriche anti-casta. Un bagno sulfureo, tiepido e rigenerante come una piscina termale. Un’immersione che trasporta il M5S alle sue origini e fa sentire tutti un po’ più giovani.

«NON CE L’ABBIAMO col governo», assicura in tutte le forme possibili il reggente Vito Crimi, qui enfaticamente annunciato come «il nostro capo politico». Per molti versi dice il vero. La manifestazione che dal M5S assicurano essere nata da un moto spontaneo della base, quasi alla maniera delle sardine, serve a riannodare i fili del M5S di governo con lo spirito delle prime battaglie. Più che rivolgersi agli equilibri interni all’esecutivo ha la funzione di rilanciare la figura Luigi Di Maio e di quelli che si riconoscono nella sua leadership in vista degli Stati generali, la cui data è ancora da destinarsi. Per questo in molti sventolano cartelli prestampati con una scritta precisa: «No alleanze».

DI FRONTE ALLA BUONA fetta di parlamentari che, per usare un eufemismo, non si è stracciata le vesti quando Di Maio meno di un mese fa si è dimesso dal vertice del M5S e nonostante la freddezza di Beppe Grillo, l’ex «capo politico» e i suoi ritrovano la benedizione della piazza. Gli attivisti abbracciano il leader dimissionario, lo considerano una vittima delle malevolenze. Visto che la politica, soprattutto di questi tempi, si nutre di riti del genere e di apparati simbolici di questo tipo, la cerimonia ha un suo peso negli equilibri del M5S. Quando il ministro degli esteri compare sul palco raccoglie l’ovazione di tutta la piazza. Lui indica una bandiera italiana che sventola in mezzo alla folla. «Voi siete come quel tricolore che si trova al centro della piazza», scandisce. Con una sintonia che pare organizzata ma non lo è, dalla piazza si alza all’unisono la prima strofa dell’inno di Mameli.

IN QUESTA VESTE patriottica Di Maio cerca di trovare la sintesi tra il suo ruolo istituzionale e la piazza che rispolvera il sentimento anti-casta: «Chiediamo istituzioni all’altezza dell’amore che proviamo per il nostro paese», dice. E ancora: «Io vi rappresento tutti nei consessi internazionali, so quanto vale questo paese. Noi siamo qui per tutelare il più alto bene comune, che è la fiducia nei propri rappresentanti. Se si spezza quella, nessuno rispetta le leggi». Quindi passa il testimone ad Alfonso Bonafede: «L’altro bene comune è la giustizia. Dopo tanti anni finalmente abbiamo un ministro della giustizia tutto di un pezzo», dice Di Maio. Bonafede esplicita il tema dell’orgoglio grillino: «Vogliamo rivendicare il nostro diritto ad essere il Movimento 5 Stelle e difendere le nostre battaglie storiche».

A QUESTO PUNTO ENTRA Paola Taverna, che in mancanza di Grillo e con Alessandro Di Battista fuori dal paese (ma ha mandato un messaggio di adesione e sostegno, ricambiato da Crimi che gli ha detto che per lui c’è sempre posto) è una delle poche capaci di tenere il palco, saper dosare le pause e piazzare gli affondi. «Dobbiamo ricordare a tutti ogni giorno che la casta non è meglio di noi», esclama Taverna a proposito della presunta inadeguatezza dei grillini dentro il palazzo. Il giorno prima, Taverna aveva esortato gli attivisti a «indossare l’elmetto»: un signore sulla cinquantina l’ha presa alla lettera, presentandosi in piazza con un caschetto verde militare modello Sturmtruppen. La vicepresidente del senato dice che ci vorranno venti anni per mettere a posto i danni combinati da «cinquant’anni di politica» ma assicura che i tempi lunghi non impediranno al M5S di marcare la linea del conflitto: «Costruiremo un muro sempre più alto per dividere il popolo italiano da chi pensa solo a sé stesso». Poi lancia un invito a stare uniti, unica velata concessione alle polemiche degli ultimi mesi e alla situazione del M5S: «Questa è la piazza dell’orgoglio 5 stelle. Non lasciateci mai più da soli, non saremo mai più divisi: è forse l’unica possibilità che abbiamo».

LA VERTENZA SUI VITALIZI apre il campo anche alla campagna elettorale per il referendum sul taglio dei parlamentari, questione che Crimi liquida senza giri di parole come «altro privilegio». Anche lui invita a stare «tutti insieme uniti come un unico corpo». Da questa piazza pare davvero che sia così, anche perché i dissidenti di fronte ad argomenti che sono tormentoni fondativi del repertorio grillino, scelgono di tacere. Virginia Raggi ha mandato un video, presa da impegni istituzionali. Appena sfumata la differenza di vedute di Giorgio Trizzino, deputato molto attivo sul fronte che vorrebbe il M5S più connesso al centrosinistra: «Non frequento le piazze» dice Trizzino quando gli chiediamo come mai non stava a Santi Apostoli. Anche se, precisa, «ritengo che siano utili per dar voce ai cittadini che vengono ascoltati ancora troppo poco».