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Editoriale

Di madre in figlia

Un numero speciale. È la casa di tutte. È una conquista del movimento femminista. È un bene comune vissuto e curato da 40 associazioni che la riempiono di iniziative e servizi, di accoglienza e relazioni internazionali. Per questo il comune di Roma deve abbandonare l’idea di un vergognoso sfratto. Comprando oggi il manifesto sostenete questa straordinaria esperienza.

La prima dell'inserto speciale in edicola il 30 novembre per la Casa Internazionale delle Donne

Come una cieca mannaia, la politica dello sfratto colpisce ora la Casa internazionale delle donne di Roma.

Perché lo spiegano le responsabili in queste pagine speciali che il manifesto dedica alla loro battaglia, una lotta che sentiamo anche nostra.

Altri centri culturali, per tutti il Circolo Gianni Bosio di Roma con il suo storico archivio musicale, sono stati sfrattati.

Vogliamo evitare che il misfatto si ripeta (vedi ad esempio qui, qui e qui, ndr)  ai danni di un luogo che rappresenta la memoria storica del femminismo, un magnifico palazzo dei Seicento che la visione lungimirante di un rimpianto sindaco, Ugo Vetere, offrì alle femministe che lo hanno tenuto in vita, curato e promosso nel mondo.

Figlia questa Casa, di un’altra storica madre (allora in via del Governo Vecchio), dove abitò il femminismo degli anni Settanta prima di traslocare nella sede attuale.

La nostra cooperativa si è chiesta come poteva portare un aiuto concreto, condividendolo, come sempre, con le nostre lettrici e con i nostri lettori.

Ecco perché giovedì 30 novembre mandiamo in edicola questa edizione speciale del manifesto al prezzo di 3 euro.

In un paese normale un bene comune, che offre alle donne un punto di riferimento operando nel movimento, dovrebbe essere considerato un valore, morale e materiale.

Ma se così non è, dobbiamo trovare noi il modo perché resti in vita.

Oggi e per le future generazioni.

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