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Alias Domenica

Del buon uso delle fonti letterarie di Carducci

Filologia italiana. Commento di Roberto Tissoni ai «Juvenilia» (Storia e Letteratura) e «bussola» (da Carocci) di Federico Casari e Carlo Caruso: la verità di Carducci oltre i confini della sua biblioteca

Casa Carducci a Bologna, veduta della biblioteca, foto di Andrea Samaritani

Casa Carducci a Bologna, veduta della biblioteca, foto di Andrea Samaritani

Resiste su quotazioni del tutto ridimensionate, nel senso comune dei lettori, l’opera di Giosuè Carducci che tra l’Otto e il Novecento incarnò l’idea di poesia fungendo da prima cuspide di un trio, con Pascoli e d’Annunzio, che a lungo parve l’ultima possibile terna di classici della nostra letteratura. Non lo aveva aiutato la sopravvalutazione, in chiave salutista e anti-decadente, di Benedetto Croce che scambiava per l’ultimo dei classici un estremo romantico ossessionato viceversa dal «desiderio vano de la bellezza antica», come suona una sua clausola celeberrima, né l’avrebbe certo favorito, nel secondo dopoguerra, la canonizzazione del suo allievo invece più...

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