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Cultura

Deb Olin Unferth, e le antiche galline si liberarono

ALTRI MONDI. Una intervista con la scrittrice statunitense a proposito del suo romanzo «Capannone n. 8», edito da Sur. La storia si svolge nell’Iowa, in un allevamento intensivo di ovaiole, tra crudeltà e segregazione. «Crediamo di possedere tutto sul pianeta, compresa l'acqua, il cielo, la terra, le altre creature. È questo l'errore colossale e il grande male della nostra specie»

Deb Olin Unferth

Deb Olin Unferth

«Come tutte le creature tornano prima di partire in cerca di qualcosa di più, così fanno le galline, per marcare il territorio con i loro occhi. Che sia per istinto, biologia, psicologia, spiritualità – tutto fuorché intelletto – è questo che fanno tutte le creature viventi: guardano indietro». Il romanzo di Deb Olin Unferth, Capannone n. 8 (Sur, pp. 355, euro 18, traduzione di Silvia Manzio) ha il vento di una rivoluzione, fra le parole, sia pure il tema al centro della storia verta sugli allevamenti intensivi di ovaiole. L’intenzione della scrittrice statunitense, docente all’Università del Texas con all’attivo già...

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