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Politica

De Cristofaro: «Agli studenti dico: coraggio, la meglio gioventù nasce nelle difficoltà»

Il sottosegretario all'Istruzione. Sappiamo che stiamo chiedendo un vero sacrificio, ma è necessario. Errori di comunicazione? Sì, ci sono stati. E non si devono ripetere

Il sottosegretario Peppe De Cristofaro (Leu)

Il sottosegretario Peppe De Cristofaro (Leu)

Giuseppe De Cristofaro, sottosegretario all’istruzione, quale considerazione vi ha portato alla scelta severa di chiudere le scuole e le università fino al 15 marzo?

La scelta è stata presa dalla presidenza del consiglio dei ministri sentito il comitato tecnico scientifico di cui il governo ha giustamente voluto dotarsi. È una misura a mio avviso giusta, che ha l’obiettivo di contenere e rallentare il contagio del coronavirus. Per salvaguardare innanzitutto il nostro sistema sanitario nazionale.

Il provvedimento potrebbe essere prolungato?

Spero ovviamente di no. Immaginiamo che i provvedimenti adottati possano ottenere i risultati che aspettiamo. Monitoreremo la situazione di giorno in giorno.

Disporrete aiuti per le famiglie che dovranno tenere i bambini e i ragazzi a casa?

Sappiamo di creare un disagio alle famiglie, ma oggi rispondere all’emergenza sanitaria è la priorità. Nelle prossime ore discuteremo delle misure economiche di sostegno a famiglie, a lavoratori e imprese, che giudico indispensabili.

Quali misure di insegnamento a distanza sono, per il momento, immaginabili?

Il ministero ha aperto una pagina web del sito dedicata alla didattica digitale. Lì sono già disponibili informazioni, materiali, piattaforme e documenti. Inoltre abbiamo pubblicato due call per chiedere la collaborazione di tutte le imprese, fondazioni, enti di ricerca e organizzazioni che si occupano didattica digitale. Grazie al contributo fondamentale della nostra agenzia di ricerca educativa «Indire», che da anni sperimenta didattiche innovative in molte scuole, abbiamo le competenze per sviluppare ad esempio classi virtuali, webinar e flipped classroom. Sia chiaro: la didattica digitale è fondamentale in una fase di emergenza. E anche in una fase ordinaria, purché sia integrativa e non sostitutiva. La socialità è un valore essenziale della scuola della Repubblica.

La scelta di chiudere è stata concordata con il mondo della scuola e dell’università?

In un momento così difficile sappiamo bene che qualsiasi scelta non accontenta tutti. Dal mondo della scuola c’è arrivata da più parti la richiesta di mettere la salute al primo posto e la preoccupazione di personale, famiglie e studenti di non riuscire a rispettare i parametri richiesti dal comitato tecnico scientifico, come ad esempio la distanza prossemica di un metro.

Come, concretamente, è avvenuta questa condivisione?

Il governo ha valutato e condiviso la scelta con gli enti locali che a loro volta, dall’inizio della crisi, si sono coordinati con gli uffici e le istituzioni scolastiche territoriali.

Il comitato scientifico si aspetta un contenimento significativo del contagio?

L’ampio spettro dei provvedimenti, che prevede un forte sacrificio in termini di vita pubblica, privata e lavorativa per tutti i cittadini italiani, si pone l’obbiettivo di contenere significativamente i contagi.

Perché la notizia è uscita in modo «improvvido», come ha detto Conte, prima che ci fosse una reale decisione del suo impatto e della sua necessità?

Sono misure estreme, senza precedenti. Misure che qualunque governo non vorrebbe mai prendere. Pertanto abbiamo ritenuto utile sentire il parere del comitato tecnico scientifico e delle regioni prima di ufficializzare la notizia. Capisco che c’è stato un deficit comunicativo. Che non si deve più ripetere. Ma a volte l’emergenza fa commettere qualche leggerezza.

Dal ministero vuole suggerire qualcosa a famiglie e docenti?

Innanzitutto mi associo alla raccomandazione del ministro Speranza: non sottovalutare le indicazioni di comportamento date dal decreto. Stiamo chiedendo molto, ma la situazione è seria e dobbiamo remare tutti dalla stessa parte.

E agli studenti che già si organizzano per vedersi lo stesso anche fuori dalle aule, vanificando in parte il provvedimento?

Agli studenti in particolare voglio ricordare che la “meglio gioventù” nacque contrastando una drammatica alluvione. Nelle difficoltà spesso si è formata la parte migliore del nostro paese.