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Editoriale

Dall’altra parte del potere

Giovanna Marini

Era più di quarant’anni fa quando stavamo in tanti riuniti in una villetta nella periferia di Cagliari ad aspettare Luigi Pintor e Lucio Magri che venivano ad illustrarci il progetto del manifesto. C’erano i pastori di Orgosolo con Peppino Marotta, c’era tanta gente venuta da vicino e anche da lontano, e grande attesa. Loro arrivarono e incominciò una lunga riunione che finì a notte tarda e ci siamo lasciati sentendo che in quel progetto c’era un’idea da portare avanti, di lunga durata, importante per noi e per tutti.

Il giornale è un punto di riferimento che non deve mancare, è la storia di un lungo pensiero, il pensiero della sinistra che abbiamo tutti nel cuore anche se in qualche modo lo lasciamo negli strati più profondi del nostro essere come se ormai fossimo rassegnati a non trovare più chi metta in pratica gli ideali della vera sinistra. Solidarietà, eguaglianza, giustizia sociale, abolizione definitiva dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Sembrano ormai utopie. Ma il manifesto continua, e continua a denunciare, a combattere. E’ per questo che rischia continuamente per mancanza di fondi. Rischia di naufragare nel disinteresse e nell’ipocrisia generale. Ora l’abbonamento al manifesto è una delle poche cose che possiamo fare, e ci costa poco, oltre a quel minimo d’impegno personale che ognuno di noi si sforza di mettere in pratica quando capita, ma in maniera occasionale, privata, perché non c’è più un progetto condiviso.

E’ un declino generale, un segnale terribile d’impotenza di fronte a una classe politica che non tocca più la verità, non la sente, non la vuole pensare, la verità che è nella gente comune che non ce la fa a vivere, manca l’aria, manca il necessario per essere civili, malgrado tutti i progressi che possiamo fare, manca quello vero: riunirci attorno ad un’idea, un progetto e collaborare attivamente tutti insieme riconoscendoci in quello.

Questo lo sentiamo molto e ci fa soffrire. E allora perché non unirci attorno al manifesto e usare questa ultima occasione per non allinearci con la moltitudine dei rassegnati che pesa sulla coscienza di tutti?

Oramai lo spartitraffico si è ridotto ai minimi termini per selezionarci. Può bastare anche solo riunirci quelli che vogliono essere dall’altra parte del Potere, finché il Potere non diventa di tutti. E il manifesto è sempre stato dall’altra parte, quella del Potere di pochi. A me basta questo.

  • Antonio Palese

    Questo è il grande errore, stare dall’altra parte del Potere. La legge elettorale 270/2005, che ha privato il popolo del diritto di scegliere i propri rappresentanti (Cost. artt. 1, c.2, e 48, c. 2) è stata emanata perché il popolo era dall’altra parte del Potere. Nel nostro ordinamento criminogeno, di derivazione monarchica, ci sono migliaia o decine di migliaia di norme incostituzionali; ogni anno vengono emanati centinaia di migliaia di provvedimenti illegali con un costo di centinaia di miliardi, sottratti agli indigenti e ai lavoratori; dal 1948 il Paese è sgovernato da una oligarchia criminale.E’ proprio il caso di stare dall’altra parte del Potere?