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Editoriale

Dalla cronaca nera al cuore hollywoodiano dell’immaginario

25 novembre. La valanga scatenata da Asia Argento è la rivelazione di una verità quotidiana che da sempre permea la vita delle donne il carattere totalizzante della violenza maschile

«Phantasmagoria» arte visuale esposta nel 2013 al MAC in Belgio

Ce la ricorderemo, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne del 2017. Questo appuntamento – in Italia ha attenzione mediatica solo dal 2007 anche se fu istituito dall’Onu nel 1999 – quest’anno arriva al culmine di un insieme di fatti eccezionali, che hanno definitivamente tolto la violenza maschile dalla cronaca nera per farne una questione centrale della vita sociale e politica.

Come scrive «Abbiamo un piano. Piano contro la violenza maschile e la violenza di genere» di NonUnaDiMeno, che oggi viene portato nella manifestazione di Roma: «La violenza contro le donne è sistemica».

Dopo l’estate del 2017 è impossibile ignorarlo.

Anche se, per rimanere alla cronaca, ci sono le 12 ore di interrogatorio alle due ragazze americane che hanno denunciato lo stupro da parte di due carabinieri in servizio avvenuto in settembre a Firenze.

Quasi fossero loro le colpevoli e non le vittime, o il tono della puntata di Porta a Porta andata in onda l’altra sera commentando i verbali dell’interrogatorio, fanno comprendere bene quanto siano grandi le resistenze.

Eppure qualcosa è cambiato per sempre. L’inchiesta di Ronan Farrow pubblicata dal New Yorker in ottobre, sulla base delle storie raccolte da tredici donne che gli hanno confidato e confermato le molestie e violenze sessuali di Harvey Weinstein, è stata l’avvio di una valanga.

Valanga mi sembra la parola giusta: è inarrestabile, e trascina tutto con sé. Ovunque nel mondo. Dagli Usa alla Francia, dalla Svezia all’Inghilterra all’Italia.

NON SI FERMERÀ PRESTO, almeno mi auguro. E la forza viene proprio dal punto di partenza: la capitale mondiale della produzione di immaginario. Hollywood.

Non sono fatti nuovi, sono sempre successi, è il mantra che ripetono gli uomini, e le donne purtroppo, che vogliono arginarla. Appunto.

Il fatto nuovo è che le attrici, le lavoratrici del mondo del cinema, hanno trovato il coraggio di prendere parola in pubblico.

Era già successo che alla consegna degli Oscar alcune attrici denunciassero gli scarsi ruoli dedicati alle donne. Ora hanno fatto di più. Hanno attaccato le basi del sistema di potere patriarcale. Hanno portato alla luce l’intimidazione sessuale che pesa sulle donne dovunque. Nella vita privata come nella vita pubblica.

Ritorniamo all’inchiesta di Farrow, che ha avuto in Asia Argento una collaboratrice preziosa, che gli ha raccontato a più riprese di sé, la base per un lavoro giornalistico solido, non improvvisato e impressionistico, ma che ha cercato e trovato sostanziali conferme.

PER QUESTO È DIVENTATO una valanga. Per la sostanziale verità. Perché ogni donna che ha letto o ascoltato ne ha riconosciuto la dinamica. E ciascuna sa di avere taciuto, quasi sempre, e ne sa i motivi. Io li riassumo nella parola «intimidazione».

LE MOLESTIE, LE AGGRESSIONI, le violenze sessuali sono uno strumento del potere maschile per tenere al loro posto le donne. In silenzio, possibilmente spaventate, non autonome. E soprattutto, oltre che vittime, colpevoli. Colpevoli di avere scatenato quella violenza, quell’aggressione. Di cui devono sopportare la vergogna.

Non ringrazieremo mai abbastanza Asia Argento e le altre di avere messo a disposizione i loro racconti.

Ultima Uma Thurman, che sotto al suo bel viso irato da protagonista di Kill Bill, scrive #metoo, e augura a Weinstein una «lenta agonia». Loro si sono fatto ascoltare, hanno rotto la trappola mediatica che non dà parola alle protagoniste.

Soprattutto hanno permesso di mettere a fuoco il carattere totalizzante della violenza maschile. Se la maggior parte avviene nelle case, se la percentuale di assalti nelle strade in relazione è minima, il resto avviene nello spazio pubblico. Sul lavoro, perfino nei luoghi della politica.

QUESTA È LA VALANGA. La rivelazione di una verità quotidiana, ordinaria, che permea da sempre la vita delle donne.

Le valanghe, come è noto, travolgono, non fanno distinzione. Una mano sul sedere non è, ovviamente, uno stupro di guerra. Ma se arriva un’onda del genere bisognerebbe pensarci prima di lamentarsi, anche tante donne, che così si distrugge l’attrazione sessuale.

E I POVERI UOMINI, come fanno? Il gioco sessuale è tra i più incantevoli che l’umanità abbia a disposizione. Non credo che venga distrutto se un uomo, che abbia un potere di qualunque genere su una donna, si chiede se appoggiarle una mano sulla coscia durante un pranzo di gala sia una piacevole distrazione lietamente condivisa da una noiosa cerimonia sociale o un atto di intimidazione.

Sarò ottimista, ma penso che un uomo medio sia in grado di sapere se una donna vuole o no. E di farsi qualche domanda. Questo è il punto. Tanti fanno finta di no.

POI C’È ALTRO. Per esempio che la violenza non si esercita solo contro le donne, lo scrive il «Gruppo del mercoledì», di cui faccio parte, nel testo «Sulla violenza, ancora» (www.donnealtri.it). Che il Piano che viene presentato oggi pensa in grande, a largo raggio.

Insieme, quelle in piazza e non solo, potremo pensare a cambiare il mondo.