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Cultura

Cultura, serve il ’68

Il bravo e tenace ministro Bray, titolare del dicastero dei beni e delle attività culturali e del turismo, non faccia quello che preconizzò un illustre leader di un’altra epoca, vale a dire «un passo avanti e due indietro». Non lo meriterebbe e non sarebbe giusto. Stiamo parlando del valore e dei limiti del decreto-legge dell’agosto 2013, obiettivamente il primo provvedimento di respiro in materia culturale. Dopo anni allucinanti, per la malvagità dei tagli da macelleria al Fondo unico dello spettacolo e all’insieme degli istituti appartenenti alla sfera dei beni immateriali, torna un po’ di luce. Il testo è in discussione...

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