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Cultura

«Cruor», il rosso che si coagula fra la vita e la morte

Mostre. Al museo Carlo Bilotti di Roma, la personale di Renata Rampazzi che si interroga, con un linguaggio astratto intriso di percezioni intime, sulla violenza contro le donne

Renata Rampazzi, particolare dell'installazione «Cruor» (foto di Damiano Fianco)

Renata Rampazzi, particolare dell'installazione «Cruor» (foto di Damiano Fianco)

Nella fase alchemica della rubedo, dopo il disfacimento della materia e la sua distillazione, si torna a vedere la «luce», a far sprigionare il soffio primario, generativo. Il rossore, nel suo liquefarsi e tornare grumo, mantiene dentro di sé quel cambio di stato, quell’oscillare sospeso tra l’essere al mondo (la vita) e la sparizione nel buio (la morte). Ha quindi una valenza ambigua, esattamente come accade alla parola Cruor (versus sanguis) cui Renata Rampazzi ha affidato la lettura della sua mostra presso il museo Carlo Bilotti di Roma, a cura di Claudio Strinati (visitabile fino al 5 aprile). Tracce, trame,...

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