closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

La questione dei rapporti di forza

La crisi greca e noi. La protesta indifferenziata di quello che ora viene chiamato "il basso" che si contrappone all'"alto", per usare un concetto che oggi va di moda, non basta. E infatti, fin'ora, il 99%, sebbene sia una così grande maggioranza di sofferenti, non vince. Occorre di più

Tutti si ricordano la famosa frase pronunciata da Ramsey McDonald, primo presidente del consiglio di un governo laburista in Gran Bretagna nel 1931, nel pieno dell’altra grande crisi economica mondiale: «Credevo che il peggio fosse stare all’opposizione senza il potere di cambiare le cose, ora mi sono accorto che è peggio ancora stare al governo e non aver ugualmente potere». Pochi ricordano forse quello che avvenne dopo, quando McDonald decise di rompere con il proprio partito le cui rivendicazioni non era in grado di soddisfare e di dar vita ad un pessimo governo di unità nazionale.

Ebbene, nella tristissima serata che tutti abbiamo trascorso ieri notte attaccati alla televisione per seguire quanto accadeva ad Atene, su piazza Sintagma e dentro il palazzo del Parlamento che vi si affaccia, abbiamo, almeno molti di noi, tirato un sospiro di sollievo: non solo – lo sapevamo già prima – Tsipras non è Ramsey McDonald, anche se ha dovuto sperimentare una analoga impotenza – ma, quel che più conta, la rottura con il suo partito non è avvenuta.

Sia i 40 deputati di Syriza che hanno votato contro il memorandum, sia i 109 membri del Comitato centrale che hanno espresso analoga opposizione, hanno ribadito che questo non comporta sfiducia nei confronti del governo. Un’altra bella prova della maturità di Siryza. Se questa unità reggerà anche nelle difficilissime settimane che ci aspettano, il peggio potrà forse essere evitato.

La scelta del che fare a fronte di un ricatto tanto arrogante da non esser stato nemmeno immaginato è stata per Atene molto ardua, ed è comprensibile che abbia sollevato un confronto così acceso, anzi drammatico. Tsipras, come sappiamo, ha respinto l’ipotesi di un’uscita dall’eurozona, e ha scelto di correre i rischi dell’accordo leonino che gli è stato imposto per guadagnare tempo – e mantenere una collocazione di governo – due fattori che aiutano ad affrontare una situazione molto difficile, ma meno difficile di quella che si sarebbe creata, subito, ove le banche fossero rimaste chiuse senza liquido, stipendi non pagabili, blocco dei servizi pubblici, importazioni impossibili in un paese che senza comprare all’estero il carburante per i propri pescherecci non è in grado nemmeno di pescare il proprio pesce.

Difficile e pericolosa: quando una crisi diventa così grave può accadere di tutto. Da parte dell’avversario, ma anche – la storia ce lo insegna – per le tentazioni autoritarie cui si potrebbe cedere per controllare le inevitabili proteste.

Adesso, se non ci saranno lacerazioni nel corpo di Syriza, sarà possibile lavorare per ridurre al minimo, e comunque per distribuire più equamente il peso delle misure imposte. Contando anche sull’estrema confusione che regna nel campo delle “istituzioni” UE: che non sono Maciste, ma una leadership sempre più confusa e sempre meno credibile. Basti pensare alla esilarante uscita del Fondo monetario, che dopo aver partecipato ai negoziati con la ineffabile signora Lagarde, manda adesso a dire che quell’accordo è ridicolo, non potrà mai esser realizzato, perchè la Grecia non potrà mai pagare un debito che negli anni, dopo le amorevoli cure dei dottori di Bruxelles, è passato dal 127 % del PIL all’inizio della crisi al 176 % di oggi, al prevedibile 200 % nel prossimo futuro.

Degli 82 miliardi che ora sono stati concessi ad Atene solo il 35 % andrà all’economia reale, il resto a ripagare debiti già contratti e a rifinanziare le banche, così come del resto è accaduto dal 2010, quando dei 226,7 miliardi elargiti allora ne andò solo l’11,7%.

Anche sul piano politico va ben sottolineato che da questa vicenda la leadership europea è uscita malissimo. Anche in Germania: basta scorrere la stampa tedesca più autorevole per sapere con quanta asprezza viene giudicato l’operato del proprio governo: ” Il governo tedesco ha distrutto in un weekend sette decenni di diplomazia” – ha scritto il settimanale Spiegel e la autorevolissima Suddeutsche Zeitung ha titolato:”La signora Merkel ,il nuovo nemico dell’Europa”. Per non parlare di come in queste settimane si siano moltiplicate le voci, anche istituzionali, di chi dice che bisogna andarsene dall’UE.

Tsipras ha invece deciso di non abbandonare il campo di battaglia. Poteva decidere di lasciar perdere e cedere a chi suggeriva di imboccare la strada di uno sbriciolamento che avrebbe in realtà lasciato ancor più privi di forza rispetto alla finanza globale i singoli paesi.

Può darsi che per ottenere questa diversa Europa sia necessario ricorrere anche a questa scelta, ma assurdo è pensare che dia più forza, ad Atene ma anche a tutti noi, che la Grecia, la più debole, imbocchi questa strada da sola. Grexit, oggi, diventerebbe solo la patetica vicenda di un piccolo paese marginale, la vittoria, per l’appunto, di Scheubele.

Altra cosa è che a mettere in discussione l’eurozona sia uno schieramento più forte, almeno i paesi mediterranei, sulla base di un chiaro progetto di lotta e di reciproca solidarietà. Questo fronte oggi non c’è e noi italiani possiamo solo vergognarci perchè il nostro presidente del Consiglio, che avrebbe potuto, e dovuto, avere un ruolo di primo piano da svolgere in questa situazione, ha messo, pauroso, la testa sotto la sabbia.

Tocca anche a noi costruire un piano B, ma non solo per la Grecia.

Torna in primo piano il famoso concetto di “rapporti di forza”, un termine che sembra sparito dal vocabolario della sinistra, sicchè quanto accade ad Atene c’è chi lo rappresenta come l’antico dilemma fra riforme o rivoluzione. Quasi che sia possibile -scrive con la tradizionale vocazione al richiamo teorico tedesco Blokupy su “Neues Deutschland” – considerare la Grecia come un secolo fa la Russia: l ‘anello più debole del capitalismo da cui si sarebbe potuti partire. Lenin, del resto, quando disse questa frase, non sapeva che la rivoluzione tedesca sarebbe fallita.

Oggi, comunque, noi sappiamo che di un processo rivoluzionario capace di sostenere la rottura eventuale della Grecia in Europa non c’è nemmeno l’odore. Non è rivoluzionario sbattere comunque la testa contro il muro senza valutare se si rompe la testa o si sbriciola il muro. Preservare la testa non è un atto di viltà, ma di intelligenza. Almeno se si intende combattere ancora e non solo costruire un monumento ai martiri.
“La gente protesta, scende in strada” – ci dicono anche nostri connazionali che sono in Grecia.”Nei bar si dice che Tsipras ha tradito.” E’ comprensibile, ma per questo per vincere ci vogliono i partiti e non i bar: proprio nei momenti drammatici è indispensabile un soggetto consapevole, unito da una comune cultura politica, da un rapporto vero con le rispettive comunità, e non un agglomerato emotivo.

Per costruire l’egemonia necessaria ad affrontare situazioni complesse, con lotte mirate e non solo con la moltiplicazione delle proteste.

E’ vero che lasciare solo alla politica – partiti e istituzioni – il potere di decidere può esser pericoloso, e lo è stato tante volte in passato. Per questo sono utili movimenti e forme dirette di espressione della società civile e speriamo che ce ne siano in Greci a pungolare, anche contestandole, le decisioni che verranno prese.

Ma la protesta indifferenziata di quello che ora viene chiamato “il basso” che si contrappone all'”alto”, per usare un concetto che oggi va di moda, non basta. E infatti, fin’ora, il 99%, sebbene sia una così grande maggioranza di sofferenti, non vince. Occorre di più.

Io la penso così. Ma sono molto confortata nel riscontrare che la grande maggioranza di coloro che stanno cercando di costruire in Italia un nuovo soggetto politico unitario la pensa in modo analogo. A qualchecosa la lunga storia della nostra sinistra – primo fra tutti il “genoma Gramsci” – ci è pur servita !

Grecia

  • Federico_79

    Complimenti, un articolo davvero meraviglioso.

  • Paolo

    L’articolo di Luciana Castellina mi sembra teso, più che a giustificare la giravolta politica di Tsipras, a giustificare le posizioni assunte dai politici (lei compresa) che negli ultimi anni hanno preso ispirazione da Siryza e Tsipras per orientare la propria politica nei confronti dell’Europa. Giustificare tutto con la forza dell’avversario (il destino cinico e baro) e rinunciare a scandagliare anche la giustezza e gli errori della propria posizione (quello che una volta si chiamava autocritica) non mi sembra di buon auspicio per la politica futura della sinistra cosiddetta alternativa.

  • Giacomo Casarino

    Nell’immediato restano da capire, tra le altre, due cose. Primo, “come possiamo pagare 27 miliardi all’anno se non produciamo ricchezza?” (Vassili Primikilis), a seguito delle nuove misure di austerity che si aggiungono alle precedenti. Secondo: ammesso ed auspicato che Syriza rimanga unita, come, con che programma si presenterà alle eventuali, prossime elezioni? Con una posizione articolata e, in qualche modo autocritica, che valga a farle acquisire credibilità e fiducia nei settori sociali più critici e più colpiti dal nuovo Memorandum OPPURE trincerata in una difesa a tutto campo dell’operato di Tsipras? Ed ancora, con lo sguardo al futuro ormai prossimo, gettando i semi di una critica serrata all’assetto dell’Unione Europea (da superare, da rompere, assieme ad altra realtà statali), che mi pare anche Castellina giudica indispensabile e, in qualche modo, inevitabile?

  • Mario Fiorentini

    Paolo, qui c’è solo una cosa: chi aveva il coltello dalla parte del manico ha infierito su un paese economicamente debole e fiaccato dalle misure di austerità imposte dalla Germania. E la ragione l’ha spiegata un alto funzionario europeo in un’intervista al Corriere della Sera qualche giorno fa: dare una lezione a un popolo che ha scelto un partito di sinistra osando sfidare l’ortodossia neoliberista. Tutti i tuoi discorsi su giustificazioni e scuse sono fuori tema rispetto all’articolo, che riguardava i rapporti di forza tra un gigante e un topolino che ha osato sfidarlo. Altro che destino cinico e baro! L’analisi di Luciana non fa una piega

  • MarcoBorsotti

    Non mi pare corretto partire dall’ipotesi fatta all’inizio che il pesante ricatto imposto alla Grecia non fosse immaginabile. Direi che invece sin dai primi giorni il Ministro delle Finanze tedesco aveva fatto capire che non intendeva farsi impressionare dal voto e avrebbe continuato ad esigere quanto chiesto sin a quel momento. Il problema, a mio vedere, sta proprio nel non aver previsto scenari alternativi e soluzioni anche di rottura nel caso in cui i negoziati si fossero arenati sul muro contro muro. La scelta del referendum, pensavo, fosse un primo passo in quella direzione mentre invece quanto scritto da Varoufakis sull’ambiente trovato al momento in cui fu chiaro che il no aveva vinto, sembrerebbe che si fosse sperato nella sconfitta o una vittoria di stretta misura per poi giustificare la resa che poi successe. Temo che questo cattivo accordo messo in atto continuerà ad affossare la Grecia come fatto negli ultimi cinque anni con i due precedenti accordi, mentre il sostegno popolare a Syriza possa sparire a favore di gruppi molto più radicali, sia a destra che a sinistra, che non mi pare sia premessa per una soluzione che veda un’alleanza di forze progressiste per costruire una nuova Europa.

  • lucianoroma

    Ma scusate stando a quello che leggo qui mi chiedo: a cosa serve la Sinistra? Che ruolo storico abbiamo NOI oggi? Mi sembra ci sia stata nel corso degli anni una lenta e totale resa. Ormai partiamo sistematicamente dal presupposto che questo sia l’ unico sistema possibile, che una rivoluzione non sia possibile perchè forse, non so, sarebbe “antistorica”. Cioè i nostri presupposti ( maledetto pensiero unico ) sono i “loro” presupposti e quindi noi non solo non abbiamo pretese di cambiare veramente le cose ma riduciamo la nostra azione ad un assurdo paradosso! Noi vorremmo uno Stato efficiente! Vorremmo una giustizia rapida e snella! Una scuola che formi al meglio i quadri delle aziende del futuro! Vi chiedo davvero a cosa serve la sinistra? Solo ad una minore sperequazione fiscale? A COSA SERVE TSIPRAS se chiude un accordo per cui bastava ed avanzava Samaras? A COSA SERVE TSIPRAS se l’unica idea che ha sul futuro della Grecia è “ricominciare a crescere”, se non vede alcuna possibilità in questa fase di cambiamento del sistema produttivo?? LA SINISTRA COSI’ NON SERVE A NESSUNO se non alle misere vite dei suoi dirigenti che non sapranno mai cosa vuol dire lavorare.

  • toyg

    In realtà il ruolo primario mi pare quello di contrastare la narrativa del “Tsipras ha tradito”, che rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca. Quali che siano state le debolezze della leadership di Syriza, il processo ha mostrato la crudeltà del sistema e l’incapacità dello stesso di accomodare qualsiasi cosa che odori anche vagamente di sinistra. Varoufakis alla fine dei guai voleva fare un po’ di keynesismo, come del resto raccomandato ormai da tutti gli economisti dentro e fuori le istituzioni; mica cercava di collettivizzare i mezzi di produzione. Un’Eurozona così rigida semplicemente non può esistere, e lo sanno anche i tedeschi. Quando persino Brunetta critica Merkel da sinistra, vuol dire che le cose sono fuori dal mondo, Tsipras o non Tsipras.

  • marta landolfi

    La partecipazione dal basso quali strumenti ha a disposizione e quali spazi?Il potere e’nelle agenzie di rating nei gruppi finanziari di cui nessuno conosce nulla e che non rispondono a nessuno

  • alexis taylor

    Come in tutti gli articoli della Castellina ci si perde in analisi astratte, nessun analisi precisa sulle variabili finanziarie e gli strumenti disponibili. Probabilmente perchè non conosciuti. Probabilmente perchè piu piacevole parlare di alto, basso, neolibetismo, anello debole…concenti totalmente inutili.
    Con questo approccio semplicistico qualsiasi banchiere, qualsiasi finanziere, il piu capoccione dei ministri delle finanze tedesche farà della sinistra quel che vuole.
    Come hanno fatto di Tsipras quel che hanno voluto. Umiliandolo.
    E le grida di giubilo per Tsipras qui più volte lette risultano terribilmente miopi
    Sarà il caso di cambiare approccio? Confrontarci con i numeri, i mercati, i flussi?
    o vogliamo farci sempre prendere per il…

  • Piero Giombi

    La Grecia si indebita per pagare i debiti. Molto più sensato dire: Non abbiamo soldi e quel poco che abbiamo ci serve per campare; non intendiamo fare la fame per ripagare i vostri banchieri. Alla fine, comunque finira’ così. Non solo: il debito pubblico dell’ Italia e’ di oltre 2200 miliardi di euro e la crescita del PIL e’ da anni nulla o negativa. Roma, futura Atene.