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Internazionale

Costituente in Cile, un voto storico anche per i popoli indigeni

Intervista allo storico mapuche Fernando Pairican. La prima occasione per una comunità di misurarsi sul piano elettorale genera speranze, ma la spaccatura con chi considera una farsa la scelta dei membri della Convenzione che scriverà la nuova Carta resta. Ma «è una via verso lo stato plurinazionale, per rompere l'accerchiamento che impedisce lo sviluppo dei nostri diritti collettivi. Io lo chiamo movimento mapuche gradualista»

Santiago del Cile, la candidata mapuche alla Convenzione che dovrà scrivere la nuova Carta, Juana Millal, del Partido del Pueblo, fa campagna con il suo kultrun

Santiago del Cile, la candidata mapuche alla Convenzione che dovrà scrivere la nuova Carta, Juana Millal, del Partido del Pueblo, fa campagna con il suo kultrun

«In questo paese che altri hanno chiamato Cile, non tutti sono cileni», ha scritto il sociologo Tito Tricot: «È tanto semplice quanto dire che una volta c'era un paese chiamato Wallmapu, indipendente e sovrano, finché non lo invase un paese straniero usurpando tutto: terra, alberi, uccelli, vento, lacrime, ossa». Eppure, è proprio per il mancato riconoscimento di questa verità elementare che tutte le misure adottate nei riguardi del popolo mapuche dai governi che si sono succeduti in questi 30 anni si sono rivelate un completo fallimento. Comprese, ovviamente, quelle del governo Piñera, il quale, attento come sempre alle richieste dell'estrema...

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