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Editoriale

Così si brucia la protesta

Che senso ha incenerire la giusta lotta per il diritto al cibo con una raffica di molotov? Come si possono contrastare la povertà e la fame nel mondo, se si danneggiano negozi, se si incendiano le auto di cittadini incolpevoli, se si mette in campo solo una anarchica voglia di distruzione? Cosa significa manifestare indossando una maschera antigas?

Ha ragione il sindaco di Milano, Pisapia, a definire imbecilli questi travestiti di nero che si divertono a fare i cattivi. A volto coperto. Tuttavia non basta qualche aggettivo per catalogare dei comportamenti sconsiderati. Perché chi agisce ricorrendo ad una violenza fine a se stessa, distrugge in primo luogo la politica, il diritto di manifestare pacificamente, mette in un angolo i movimenti che vogliono esprimere – anche in piazza – un’altra visione del mondo.

Gli effetti del vandalismo anti-Expo del primo maggio non sono solo quelli che abbiamo visto nelle immagini tv. Ce ne sono altri, meno evidenti. Eppure molto concreti. Perché secondo il prevedibile copione, la legittima protesta e la contestazione della rassegna universale sono state offuscate proprio dal fumo nero che si è levato dai tanti focolai di incendio provocati dai piromani di professione.

Questi cosiddetti black bloc conoscono bene le regole della comunicazione, sanno benissimo che il sensazionalismo delle loro azioni viene usato per ignorare i comportamenti, pacifici, altrui. E questo ruolo non gli va più concesso: i movimenti devono essere i primi a sentirsi danneggiati per quanto è accaduto. E comportarsi di conseguenza, prendendo le distanze e difendendosi da chi ha nulla a che fare con la politica.

L’Expo può essere e deve essere criticato. Perché non risolverà i problemi degli affamati della Terra. Perché l’economia mondiale non può restare nelle mani delle multinazionali che, come dice Vandana Shiva, pensano soprattutto a nutrire se stesse, non certo il Pianeta. Perché come accade con i grandi eventi, sempre molto costosi, difficilmente sedimenterà qualcosa che durerà nel tempo. Perché bisogna essere davvero ottimisti per credere che risolleverà il nostro Pil di qualche decimale. Perché una delle “vocazioni” del paese, il turismo, non si alimenta con le manifestazioni a termine ma con una strategia e investimenti di ampio respiro.

La violenza ha messo in un angolo anche l’altro Primo Maggio, quello più autentico e storico: la festa del lavoro che non c’è. La messa a soqquadro di Milano ha fatto passare in secondo piano la protesta sindacale contro il governo e i suoi fallaci e patetici proclami sulle magnifiche e progressive sorti del Jobs Act. E ha messo in sordina il forte messaggio lanciato da un luogo simbolico dell’accoglienza agli immigrati in fuga da guerre, disperazione, fame. Forse Pozzallo, piccolo paese siciliano, rappresentava il vero contraltare all’abusata retorica del presidente del Consiglio all’inaugurazione dell’Expo.

Tutto questo è stato “bruciato” da chi ama distruggere le cose e anche le idee e le opinioni costruite faticosamente. E soprattutto quelle dietro le quali si nascondono. Perché agiscono insinuandosi e confondendosi nei cortei, nei movimenti. Ai quali diamo un modesto consiglio: la prossima volta si scenda in piazza con un efficiente servizio d’ordine. Un tempo si organizzavano come strumento di autodifesa. In primo luogo dalla polizia che, stavolta, ha fatto un’opera di contenimento, evitando di provocare uno scontro generalizzato che avrebbe avuto ben altre conseguenze. Adesso i servizi d’ordine devono servire anche per distinguersi da chi pensa che ferire il centro di una città sia la soluzione. Ma una presenza organizzata in piazza non si improvvisa, richiede una coesione politica e sociale che manca sia nei movimenti che nella sinistra di alternativa.

  • Gianfranco Menotti

    Scusa Norma Rangeri,ma definire i Black Bloc quelli che si divertono a distruggere ,oppure che amano fare disastri,vuol dire proprio rifiutarsi di utilizzare la ragione per capire questi episodi.Perchè poi a loro costa pure,quando perdono maschere antigas e tutta l’attrezzatura come abbiamo visto che fanno.Lo so che sono un vetero,ma io utilizzerei qualche termine marxiano per spiegare meglio quello che succede.Allora bisogna dire che almeno una parte corposa di costoro sono finanziati ,perchè ne hanno fatto una professione.Quindi gente senza stipendio da lavoro dignitoso, quindi sottoproletari che sposano qualsiasi causa pur di portare a casa la pagnotta.(Abbiamo avuto gli squadristi della prima ora,poi i repubblichini di Salò ,tutti arruolati sotto l’ideale dell'”almeno si mangia”.Quando fai qualcosa di molto sbagliato, ma ti hanno pagato,tu poi dopo trovi nella tua coscienza gli “ideali” che ti permettono di continuare a fare il fascista)

  • Gianfranco Menotti

    Che poi lo scopo sia quello di fare sparire quelli che protestano pacificamente mi pare talmente lampante da essere stucchevole.Insomma,facciamo casino cosi il dissenso non lo vede nessuno (sono molto restio ad utilizzare termini come sinistra o destra perchè con l’argomento della protesta io avrei molto da contestare)

  • RossoVeneziano

    Sottoproletari con il rolex.

  • Riccardo

    Meglio ricordare l’ABC del capitalismo: un imprenditore non ha come scopo/fine “nutrire il pianeta”. Lo scopo è l’utile di esercizio. Chi ha fatto ragioneria, il bistrattato ragioniere, lo sa. Il capitalismo non ha come fine l’uomo (occorre ripeterlo? in un quotidiano comunista? A quanto pare, tocca ripeterlo…). Il fine è la riproduzione del capitale. NOn si tratta solo delle multinazionali, quindi.
    E se conosciamo il capitalismo, possiamo denunciare l’abbaglio che proviene dal presidente della repubblica Mattarella: ha detto che occorre parlare di “piena occupazione”: EBBENE IL SISTEMA CAPITALISTICO DI PRODUZIONE NON PREVEDE LA PIENA OCCUPAZIONE. Prevede un mercato del lavoro (l’esercito di riserva di cui parla Marx, dimenticato? Norma riprendi in mano le letture fondamentali, se vuoi fare il direttore di un quotidiano comunista. E sarebbe il tempo di lasciare la direzione ad altri, che non mancano).
    Si continua a ritenere che il sistema capitalistico possa sfamare il pianeta e dare piena occupazione. Occorre al contrario denunciare con forza che così non è. Non rientra nell’ethos del capitalismo e nel suo conseguente programma.
    Norma sbaglia a condannare chi centra l’obiettivo (la distruzione del capitalismo), magari effettivamente risolvendo il tutto con una sterile (?)
    violenza, ma peggio, molto peggio, è dare il capitalismo come dato di natura, come un apriori immodificabile.
    Ancora una volta Norma non parla di capitalismo, neanche lo nomina.

  • uasisan

    Vorrei capire perché scrivete comunista a fianco di quotidiano se poi pubblicate oscenità del genere. Fate da cassa di risonanza a quei tromboni per non dire di peggio tipo il sindaco di Milano come tutti i giornali di destra. L’analisi poi è sempre sul ritornello trito e ritrito che sono le organizzazioni che devono preparare bene le manifestazioni e dotarsi di un servizio d’ordine adatto alla bisogna perché queste azioni portano discredito mediatico, etc. etc. Come se i sindacati o i movimenti fossero delle organizzazioni paramilitari e non composte da lavoratori precari e non che volevano dimostrare il loro dissenso all’ennesima trovata speculativa che è l’Expo e alle politiche del lavoro di questo governo del malaffare. Da voi mi aspetterei delle analisi più serie ed approfondite anziché l’ennesima voce del padrone camuffata da giornale progressista che tanto piace a Confindustria e sindacati conniventi

  • Giorgio

    Bellissima analisi Norma. I blocchi neri se hanno dei moventi cosi “alti” (trovo inquietanti alcuni commenti qui) manifestino pure’ ma SOLI. Comodo farsi scudo degli altri. E chi, in qualche modo condivide il loro agire ci partecipi. Aspettiamo una bella sfilata di gente con caschi e maschere antigas: se sono cosi coraggiosi e puri lo facciamo ma, ripeto, da soli e con i loro fan.

  • Piergiorgio Borsotti

    credo sia davvero ora di pensare a forme alternative di manifestazione e di sciopero, per esempio catene umane o altre cose decentrate in tanti posti contemporaneamente; meglio ancora delle azioni socialmente utili, per esempio mezza giornata di volontariato in tantissimi con una maglia che ci identifichi…ma si possono creare molte altre cosi, basta usare la fantasia meglio di come si sta facendo ora. Saremmo di piu’, ci andrebbero anche i fifoni come me o chi non ha l’età o la salute per rischiare manganellate. Coinvolgeremmo persone invece di perdere ulteriori sostegni, già che ne abbiamo pochi. Faremmo una cosa di sinistra invece di parole o gesti vuoti. Non saremmo facilmente infiltrabili da coglioni o da persone pagate per esserlo.

  • Dilario

    Il nero in Italia ha una lunga tradizione, dalle camicie nere che nei primi anni venti incendiavano fienili, fabbriche, deposti, provocatori di professione, spesso spacciandosi per socialisti, manipolarono l’opinione pubblica che vedeva nel “santo manganello” di Mussolini la soluzione ai problemi drammatici di un’Italia stremata dalla guerra, allla festa dell’unità, appena svoltasi, che aveva un logo nero di chiare rassomiglianze grafiche dell’arte degli anni ruggenti. Gli incappucciati neri hanno sempre un ruolo non casuale, sono organizzati da qualche manina per distruggere sul nascere ogni legittima protesta di popolo, portare disordine e minacce esattamente come gli squadristi. Certamente fra di loro ci sono molti idioti, facili da manipolare. Questa è l’occasione per ribadire che il popolo attualmente non è affatto rappresentato politicamente. Le liste blindate dell’Italicum non sono altro che la copia della legge Acerbo del 1923 voluta dal Benito con le stesse liste di parlamentari scelti dai gerarchi. Occorre dare rappresentanza politica a chi deve lavorare per mangiare, ai disoccupati, a chi non sa se andrà in pensione e se la pensione basterà per vivere, ecc. Occorre un’organizzazione ed una grande strategia. Ed isolare i somari, come li aveva definiti Marx.

  • paolo

    Fazio e Rangeri, cambiate giornale, andate a scrivere per republicca. Non vi comprero più!

  • myeviltwinandi

    Adieu. Se hai voglia di stare dalla parte dei coglioni spacca tutto fai pure.

  • myeviltwinandi

    Certo, il capitalismo si distrugge incendiando quattro auto.

  • Vittorio Marchi

    appunto, non si improvvisa .. siamo ancora al modello novecentesco. Una presenza organizzata in piazza non si improvvisa, Nora dice. E poi i movimenti, insomma, ancora il caro vecchio movimento, solo al singolare plurale. Da uno a molti, ma la sostanza non cambia. Il fatto è che gli anni 70 sono finiti. Il movimento, come soggetto politico, è morto da un pezzo. Tutto oggi è issue based politics, capitoli singolari di lotta a cui si aggregano gruppi disparati, con percorsi che magari si intrecciano, ma che non arrivano mai a formare un soggetto politico unitario. Sembra quasi un dato di struttura. Politica in rete allora ? Non so, so solo che quando ci provò autonomia alla fine dei 70, a costruire un soggetto politico unitario, finì a sediate in faccia. Pure la nozione di movimento diventò, e io dico giustamente, sospetta, e si passò alla nozione di area. E noi siamo ancora li a interrogarci sul sacro Graal del movimento come soggetto politico unitario. SIamo indietro concettualmente persino su quel dibattito, per dire quanto siamo regrediti in questi anni. Io dico, è ora di smetterla con questo residuo di leninismo che permea il pensiero politico alternativo italiano. Ve lo dicono i black block, il grado zero della politica di movimento, l’atto elementare che distrugge i nostri/vostri colorati cortei, che non sono altro che un simulacro, appunto, del vecchio soggetto politico. Un servizio d’ordine è impossibile oggi. Fenomenologicamente. L’antropologia dominante non si adatta. Punto. Cominciamo da li che magari si può tentare di arrivare da qualche parte.

  • Michele Anunziata

    Era già evidente nelle immagini di Genova certa vicinanza tra black bloc e Polizia di Stato. Sono bravi nella comunicazione si dice: cos’è
    una boutade del Manifesto sempre allineato e coperto tipo maggioranza silenziosa d’antan? Ma se i giornali si sono buttati capofitto a voler mostrare un particolare svincolo stradale (educarne dieci cento o mille?) con immancabile incendio, invece di tutto il resto, di persone pacifiche in protesta, domanda: la colpa è dei black bloc? C’è un legame stretto giornali-polizia-black bloc che hanno pure la “leggerezza” di lasciare i propri indumenti per una non necessaria analisi di Dna. Polizia e servizi sanno già tutto, tranne che la “stampa” a telecomando. La quale si ributta a capofitto sul “compagno” Pisapia che a telecomando chiama i milanesi a ripulire i cocci. Anche qui domanda: forse il Pisapia pro Expo e sodali hanno chiamato i meneghini a pulire ciò che quotidianamente il catodico di stampa&regime mostra, detta Mazzettopoli (ognuno ha i suoi Carminati vari) costata tante finanziarie? È la colpa, anche questo è dei black bloc o non già del circuito “virtuoso” stampa-polizia e neri incappucciati con tanto di servizi? Il resto sono scemenze a man salva, tranne il fatto che se non si fa “blocco” sociale il lupo meglio il Lupi di Reporter se li mangia uno a uno, con Porcellum a contorno e opposizione Pd, cui parafrasando:
    centomila, uno e nessuno.

  • Andrea Gentile

    Pozzallo non rappresentava alcun contraltare. Quella dei sindacati, purtroppo, era parte della retorica che non risolve il problema. Una partecipazione bassissima, perché soggetti ormai privi di capacità di mobilitazione e di credibilità. Non era una piazza viva, piena, rabbiosa, come ci si aspetterebbe per ‘festeggiare’ il 1 maggio in memoria di chi è scomparso in mare alla ricerca di un lavoro (e di una vita) migliore. Non sarà una corona di fiori in mare a salvare la speranza di una terra di frontiera come la Sicilia sud orientale.
    Anche quell’evento purtroppo era solo funzionale alla retorica della stampa di regime. Spiace che questo non venga percepito – anche se probabilmente risulta ovvio non farlo, se si scrive un editoriale che non si impegna a capire che le realtà dell’antagonismo al regime di stato non sono connesse tra loro da anni.

  • Harken

    «Norma sbaglia a condannare chi centra l’obiettivo (la distruzione del capitalismo), magari effettivamente risolvendo il tutto con una sterile (?)violenza, ma peggio, molto peggio, è dare il capitalismo come dato di natura, come un apriori immodificabile.»

    Infatti non lo è: è un sistema socio-economico storicamente determinato, e del tutto modificabile.

    Ma pensare di riuscire a “risolvere” il “problema-Capitalismo” bruciando uno sportello di banca e quattro automobili è come pensare di curare il cancro con il bicarbonato. Non so se mi spiego 😉

    [P.S.: sulla falsariga delle riflessioni di Norma Rangeri, consiglierei pure la lucida analisi che Christian Raimo, in «Non elogiate la depressione» (su Minima & Moralia del 3 maggio u.s.), fa dello stolido pezzo di “Bifo” Berardi «Dalla parte dei teppisti» …]

  • Angie

    Articoli come questo e come quello di Fazio sono la precisa ragione per cui la sinistra è fuori dal parlamento.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Dimostri di non leggere il manifesto.

  • uasisan

    Veramente sono pure abbonato e lo leggo tutti i giorni e non è la prima volta che mi tocca leggere lodi sperticate sulla CGIL e fango su tutto il resto. Probabilmente siete voi che non leggete i vostri articoli dopo che li avete scritti