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Editoriale

Cosa c’è nelle urne dell’Umbria

Umbre rosse. Il voto amministrativo di questa domenica non ha peso sulla tenuta del governo, né segnerà un forte avanzamento delle destre in Italia. D’altra parte l’Umbria rossa è finita quando i principali centri urbani e operai sono passati alla destra

La vera notizia che potrebbe arrivare dal voto regionale di oggi in Umbria sarebbe la vittoria delle forze giallo-rosse, perché quella che si annuncia è, invece, una batosta elettorale.

Va comunque dato atto agli alleati di governo di aver messo la faccia sulla sconfitta annunciata. L’inedito quadretto dei cavalieri giallo-rossi, con i ranghi serrati e il sorriso stampato, è tuttavia un atto significativo, che va oltre l’immediato calcolo politico di un rafforzamento tattico, per prefigurare un progetto soprattutto strategico.

Il voto amministrativo di questa domenica non ha peso sulla tenuta del governo, né segnerà un forte avanzamento delle destre in Italia.

D’altra parte l’Umbria rossa è finita quando i principali centri urbani e operai sono passati alla destra: Perugia, Terni, Todi, Foligno. Una crisi politica probabilmente dovuta anche ai decenni di governo “monocolore” e aggravata dalla caduta della giunta guidata da Catiuscia Marini, del Pd, in seguito allo scandalo legato ai concorsi nella Sanità e al malcostume delle clientele gestite dall’apparato di quel partito. E dunque sembra alquanto scontata la vittoria delle destre: alle elezioni europee Salvini ha sfiorato il 40% dei voti.

Il governo Conte-bis è in carica da poco meno di due mesi e le forze politiche che lo compongono hanno, ciascuna al suo interno, problemi di assestamento di fronte alla possibilità di costruire un’alleanza solida e, soprattutto, credibile sui programmi.

Che dovrebbero essere impostati su un forte riformismo sociale, sul lavoro, sulle politiche per l’immigrazione, su una strutturale svolta ambientalista… Se questo è il contesto, allora la foto di gruppo assume una diversa, e maggiore, importanza, a prescindere dal conteggio delle schede. Come anche diventa marginale l’assenza di Renzi, che ancora una volta mette in evidenza la propria inaffidabilità (che potrebbe alla lunga rivelarsi un boomerang).

Il quartetto del centrosinistra, sulle poltroncine rosse dell’Auditorium di San Domenico a Narni, può anche non piacere a componenti del Pd, al M5S, all’arcipelago delle piccole isole della Sinistra. I malumori sono concreti, di vera contrapposizione, in Italia e in Europa (il voto europeo sull’apertura dei porti con l’astensione dei 5Stelle lascia più che sconcertati).

Ma girando lo sguardo, dall’altra parte vediamo una Destra, ormai tutta putiniana, con Salvini, Meloni e Berlusconi. È l’Italia peggiore, che abbiamo già «assaggiato» e che negli anni si è radicalizzata su posizioni razziste, xenofobe, suprematiste, nazionaliste. Che riesce perfino ad imbarcare Casa Pound.

Perciò pur essendo quello di oggi un voto amministrativo locale, e perciò ininfluente sulle sorti del governo, può essere un test di passaggio per i voti regionali del prossimo anno, per saldare una inedita alleanza e per la costruzione di un nuovo centrosinistra.

Errata corrige

Nella versione in edicola il 27 ottobre era segnalata erroneamente tra le città al voto anche Urbino.