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Europa

Coronavirus, appuntamento quotidiano con Johnson. Ma nessuna chiusura dall’alto

L'incerto Regno unito. L’obiettivo rimane quello di non sovraccaricare la sanità pubblica. Johnson sta cercando di rimediare al nugolo di polemiche innescate dalla sua gestione della pandemia finora caratterizzato da un discreto grado di confusione comunicativa

Con il tristo pallottoliere che segnava 53 morti e 1,543 contagiati (171 più di domenica),
e sul groppone il rapporto della massima agenzia medica nazionale pubblicato di straforo dal
Guardian con proiezioni da tregenda (otto milioni di ricoverati, dai 350 ai 500mila morti, un
80% di contagi), ieri Boris Johnson ha iniziato la prima di una serie di conferenze stampa
quotidiane sulla diffusione del contagio, spalleggiato da Chris Witty, l’epidemiologo massima
carica della sanità inglese e (Sir) Patrick Vallance, ex capo della ricerca del colosso
farmaceutico GlaxoSmithKline.

Per dire non molto più di quanto non si sapeva già pur definendolo “molto draconiano:”
intere famiglie in cui si manifestassero i sintomi di tosse o febbre dovranno restare isolate
per almeno due settimane, questo in aggiunta all’autoisolamento già prescritto per singoli
individui.

Anche coloro che non mostrano alcun sintomo devono evitare contatti e viaggi
“non essenziali.” Pub, bar, discoteche, teatri e altri luoghi di socialità vanno evitati ma non
sono stati fatti chiudere, sempre in sintonia con i dettami di psicologia comportamentale
fatti propri dal governo, anche se appena qualche giorno addietro non erano ancora
considerati particolarmente rischiosi.

Le persone anziane con preesistenti problemi di salute dovranno restare isolate per almeno dodici settimane, ma anche per gli ultrasettantenni sani si raccomanda l’autoisolamento, come anche alle donne incinte.

Per adesso dunque ancora nessuna chiusura dall’alto di scuole o uffici, il team
governativo continua a ritenere che sia prematuro. Il picco va contenuto con misure al
momento giusto, un momento evidentemente ancora di là da venire, nonostante la curva dei
contagi si stia alzando soprattutto a Londra.

L’obiettivo rimane quello di non sovraccaricare la sanità pubblica. Johnson sta cercando di rimediare al nugolo di polemiche innescate dalla sua gestione della pandemia finora caratterizzato da un discreto grado di confusione comunicativa.

In particolare mancano i respiratori, ma scarseggiano anche i tamponi, finora
riservati solo a persone ai casi più seri, il che significa non sapere dove e quanto si sposti il
virus. Il Paese si sta avvicinando a quella che sembra sempre di più un’impennata della sua
diffusione: senza queste misure il rischio è di un raddoppio dei casi ogni cinque o sei giorni.

E la colossale macchina londinese frena sempre di più.