closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Contrordine, siamo diventati «global»

il manifesto digitale. Tariffe più basse e molte novità importanti per abbonati e navigatori del sito. Abbonamenti digitali meno cari e accanto al sito del quotidiano presto on line un’edizione in lingua inglese. Alziamo l’asticella del «paywall» ma c’è un’offerta che non si può rifiutare. E in edicola è in arrivo un ridisegno grafico completo del quotidiano, Alias e degli inserti

Novità importanti quest’anno per il manifesto, digitale e non solo. Nel 2016, grazie alla legge di stabilità (anche Renzi ogni tanto ne infila una giusta, diciamolo), l’Iva sui giornali digitali è stata abbassata al 4%.

Perciò abbiamo deciso di abbassare le tariffe degli abbonamenti su sito e app trasferendo sui lettori un risparmio del 15-20% rispetto all’anno scorso. Ma non è tutto, siccome restiamo fedeli al motto «less is more» (meno è più), stiamo lavorando a un progetto tutto nuovo su cui chi ci legge su Internet probabilmente ha già potuto dare uno sguardo.

Parleremo lingue nuove

Da marzo il manifesto cambia lingua (e pelle) e accanto all’attuale aprirà un nuovo sito web in inglese, il manifesto global, dove tradurremo, adattandoli a un pubblico mondiale, gli articoli del quotidiano e di Alias e dove potremo raccogliere nuove partnership culturali e politiche da tutto il mondo.

Ci è sembrata l’evoluzione naturale per un collettivo che da più di quarant’anni è nato internazionale (e internazionalista). Perché limitare a un pubblico italiano il nostro punto di vista sull’Europa, la sinistra o la «guerra» al terrorismo e il terrorismo della guerra?

È un esperimento editoriale (e dunque per sua natura politico) che punta all’allargamento del pubblico internazionale del manifesto e aggiunge una nuova angolatura al profilo della sinistra.

In questi mesi abbiamo sperimentato su global quasi 200 traduzioni di articoli sul lavoro (le storie di workers buyout, per esempio), sulla guerra contro l’Isis (come i reportage da Sinjar di Chiara Cruciati), la Grecia, le nostre interviste agli artisti e ai protagonisti internazionali, le cronache dal Medio Oriente e dal parlamento, la battaglia ambientalista dei no triv e no tav e quella, ambiziosa, del prossimo referendum contro la riforma costituzionale.

Un’avventura pioneristica

manifesto ipad australia

Piano piano, poi, inizieremo a pubblicare contenuti originali in lingua inglese, da firme negli Stati uniti e in Inghilterra e chissà, magari anche aprire nuove relazioni editoriali più stabili su cui stiamo lavorando.

Trovate tutto quanto fatto finora nella sezione «global» accessibile dal menù sotto la testata. Ma ben presto l’edizione in inglese vivrà di vita propria su un nuovo sito, ilmanifesto.global, completamente diverso da quello del giornale nel flusso di lavoro e nella presentazione degli articoli. Una pubblicazione agile, responsive, cioè pronta per essere letta bene anche su smartphone, ispirata ad alcuni dei nuovi media digitali più influenti dell’ultimo periodo.

Nessun giornale italiano, finora, ha intrapreso con regolarità questa strada internazionale.

Naturalmente tutti gli abbonati al manifesto digitale potranno leggere senza limiti, inclusa nel loro abbonamento con un’unico indirizzo email e un’unica password, anche l’edizione global. Perché magari vogliono esercitarsi nella lingua inglese o hanno amici e compagni all’estero con cui vogliono condividere più facilmente il proprio punto di vista.

È un omaggio per voi e una sfida per noi, il rilancio a tutto campo della nostra qualità e dei nostri contenuti.

Oltre il muro dei banner

È un’avventura pionieristica. Come il metered paywall (il sistema con cui pubblichiamo in anteprima sul sito gratuitamente tutti gli articoli che scriviamo ma dopo una certa soglia bisogna abbonarsi), che in Italia abbiamo lanciato tre anni fa in solitaria e adesso viene adocchiato da Sole 24 Ore e Corriere della Sera come unica strategia di uscita possibile dalla schiavitù dei banner e dei click.

L’avventura del giornalismo, infatti, oggi è molto più difficile.

Le cose cambiano in pochi mesi e ciò che funzionava anche solo tre settimane fa va costantemente verificato, adattato, cambiato.

Di una cosa siamo certi: il manifesto più di altri giornali ha tutte le carte in regola per essere un protagonista della comunicazione, della cultura e della politica anche negli anni Duemila.

A una condizione però: che non si sieda mai sugli allori e che non consideri mai nulla per acquisito.

Scommettiamo tutto sui lettori

Perciò, scommettendo tutto sulla nostra qualità e sulla facilità di accesso ai nostri contenuti, abbiamo deciso che da lunedì 25 gennaio alzeremo l’asticella del paywall, passando dagli attuali 15 articoli gratis ogni due settimane a 8 articoli gratis ogni 30 giorni (gli editoriali sono sempre ad accesso libero).

Non avendo pubblicità on line, accettiamo volentieri una sfida che si fa più alta e abbiamo preparato una promozione con una «offerta che non si può rifiutare» dedicata agli oltre 120mila lettori/navigatori che da tempo ci leggono gratis sul sito.

È questo il nostro referendum di primavera: è possibile creare anche su Internet un giornale nazionale (e internazionale) di qualità, senza pubblicità, sostenuto interamente da chi lo legge?

È il dubbio di tutti gli editori del mondo, anche importanti, ma è una scommessa che in pochi purtroppo stanno veramente facendo.

Come impresa collettiva che da sempre distingue malvolentieri tra chi la fa e chi la legge, noi crediamo che questa sia l’unica scommessa che valga la pena percorrere oggi, insieme al nostro pubblico, se vogliamo vedere crescere e prosperare il manifesto per i prossimi quarant’anni e oltre.

ipadPER FACEBOOK_500pixel

In edicola un giornale a colori e più «affilato»

Le novità però non si limitano al digitale. Anzi, la prima è proprio in edicola.

Da qualche giorno, infatti, abbiamo cambiato tipografia sviluppando una sinergia importante con gli stabilimenti stampa di Rcs a Roma e Milano. Un cambio meditato, che siamo certi possa dare i suoi frutti offrendovi un quotidiano stampato in modo nitido, secondo tutti gli standard di qualità, con tempi di consegna e distribuzione più adatti alle nostre esigenze di copertura delle notizie, straordinarie e non.

Ma non è tutto. La nuova tipografia consentirà di passare definitivamente a un giornale full color, in cui la fotografia – e speriamo anche le inserzioni pubblicitarie – trovi nuovo protagonismo e nuova vita.

Questa operazione industriale è la premessa di un cambio di passo anche editoriale, con un ridisegno grafico completo, da cima a fondo, del quotidiano e dei suoi inserti, a cominciare da Alias Domenica e la nostra ammiraglia, Alias del sabato.

Una revisione grafica che è anche la messa a fuoco di un giornale più affilato ed essenziale.

Su tutto questo, per ora, non possiamo svelare di più per non guastarvi la sorpresa. Ma siate certi che mai come quest’anno leggere il manifesto in edicola e in abbonamento non deluderà le vostre aspettative.

Se hai domande, richieste, commenti, suggerimenti, critiche, scrivici a lettere@ilmanifesto.it, a prescindere dalla loro pubblicazione o meno, leggiamo tutto e su tutto ragioniamo.

  • MarcoBorsotti

    Vivo all’estero e sono lettore del Manifesto da anni. Mi rallegro molto per questa iniziativa che mi permetterà di far conoscere il vostro giornale anche ai miei tanti amici che, non essendo italiani, non conoscono la nostra lingua.

  • http://itagnol.com El Itagnol

    Ottima notizia il giornale in più lingue. Attendiamo speranzosi anche la versione in spagnolo! (la lingua più parlata nel mondo, e che ci permette legami con tutto il continente americano, non solo del Sud, e con la Spagna ovviamente..). Complimenti!

  • Gigi Coretti

    Sono assolutamente d’accordo con te per quanto riguarda la versione in spagnolo per le stesse ragioni che esprimi tu.”Hasta la victoria siempre, companeros!!!”

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    grazie marco.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    chissà! è un’evoluzione naturale del progetto. vediamo intanto però se l’inglese funziona… (le traduzioni costano!)

  • Gigi Coretti

    In parte potrei occuparmene anch’io dato che ho tradotto dall'”amerenglish” a suo tempo una ventina di “Gialli Mondadori” (cfr. “Hammett” di Joe Gores) e credo di saper fare lo stesso lavoro al contrario, purchè non si tratti di articoli urgenti da tradurre. Bye.