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Politica

Conte si appella al Paese. E alla Ue: dovrà venirci dietro

Alla fine del Consiglio dei ministri, video messaggio del premier. «Siamo tutti nella stessa barca». Per Palazzo Chigi ormai sforare il 3% è inevitabile. Pasticcio nella comunicazione, l'annuncio delle chiusure filtra prima della decisione. Presidente e ministra frenavano. Ma ritardare il contagio serve a evitare il collasso della sanità

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte

Il presidente Conte si rivolge al Paese. Un messaggio di cinque minuti, videoregistrato, per dire che l’Italia è forte e ce la farà, per rivendicare le scelte del governo e invitare i cittadini a fare la loro parte: «Siamo tutti nella stessa barca. Servono comportamenti responsabili». Intende, elencandole, le misure comportamentali già indicate martedì sera. Verità e trasparenza sono «il primo vaccino». In loro nome il premier chiarisce qual è il problema: il rischio del collasso del sistema sanitario. Speranza ha già dato disposizioni per aumentare del 50% le capacità delle terapie intensive e del 100% quelle polmonari, però «non è possibile potenziare le strutture in breve tempo. Il pezzo forte del messaggio arriva alla fine: «Chiederemo alla Ue tutta la flessibilità di cui ci sarà bisogno. L’Europa dovrà venirci dietro».

CONTE AVEVA GIÀ PARLATO qualche ora prima quando, dopo una mattinata di notizie date e smentite, lui e la ministra del’’Istruzione Azzolina avevano confermato la decisione di chiudere le scuole e le attività didattiche nelle università, da oggi sino al 15 marzo, proposta dal ministro Speranza. «Non è stata una decisione semplice», ammette la ministra. «La fuga di notizie è stata improvvida, perché in quel momento non avevamo ancora deciso e avevamo chiesto un approfondimento», si duole Conte. In realtà la decisione è stata davvero contrastata proprio dai due esponenti del governo che la comunicano in conferenza stampa. Il premier non era convinto, la ministra neppure.

MA IL PARERE DEL DIRETTORE dell’Istituto superiore della sanità Brusaferro era netto, a differenza del Comitato tecnico-scientifico, e la spinta del Pd e di LeU decisa. Perché la situazione, come lascia chiaramente capire Conte, è al limite: «Il sistema sanitario, per quanto eccellente, rischia di andare in sovraccarico in particolare per l’intensiva».

SI MATERIALIZZA LO SPETTRO più temuto sin dal primo momento, quello di un sistema sanitario non più in grado di fronteggiare le ospedalizzazioni in terapia intensiva. Conte si lascia sfuggire infatti un’altra verità: «Bisogna adottare tutte le misure per il contenimento o il ritardo della diffusione del virus». Nel discorso della sera resterà solo il contenimento, per non diffondere preoccupazioni soverchie. Ma se la battaglia per contenere il contagio nelle attuali zone rosse non è data per persa, nessuno si illude che sia facile vincerla. Il nuovo obiettivo numero uno è ritardare il virus, in modo da scaglionare le degenze e di avere tempo per turare le falle.

ERA GIÀ STATO questo il tema al centro del confronto tra maggioranza e opposizione, nel vertice a palazzo Chigi di martedì notte, convocato per discutere del dl di sostegno all’economia, che è nel frattempo slittato alla settimana prossima. L’ordine del giorno era cambiato perché già martedì sera era evidente che la crisi economica, con tutta la sua enorme importanza, era stata superata, nel catalogo delle emergenze, dal rischio di collasso del sistema sanitario.
C’È UN SECONDO OBIETTIVO nella decisione di chiudere le scuole, solo in apparenza secondario. Sul fronte della comunicazione, al contrario che su quello sanitario, il governo continua a oscillare con effetti disastrosi. Se nei primi giorni l’allarme a distesa aveva agevolato l’ondata di panico, il tentativo goffo di controbilanciare minimizzando aveva finito per convincere molti che ci fosse in fondo poco da temere. Al contrario, il governo si è ora reso conto che senza una partecipazione attiva e responsabile della popolazione fermare o rallentare il virus sarà impossibile.

SLITTATA NELL’AGENDA, la crisi economica non è stata certo dimenticata. Arriverà e sarà molto pesante, salvo miracoli. Ieri il premier ha incontrato le parti sociali e tutti hanno reclamato un intervento straordinario. I 3,6 miliardi che verranno stanziati non possono bastare. Il mandato è quello di ottenere dall’Europa massimi livelli di flessibilità, anche a costo di sforare i parametri. A chiederlo non sono più, nella maggioranza, solo i 5S e LeU. È lo stesso Zingaretti: «Serve un salto di qualità anche sul 3%. L’unica via è cambiare l’Europa che c’è. Quanto avviene sarà per la Ue uno shock: può diventare una grande occasione». A pensare allo sforamento sembra sia ormai anche Conte.


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