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Italia

Contagiati e imbavagliati, la Sardegna toglie il diritto di parola ai medici

Ospedali. «Siamo senza protezioni». A Sassari, Cagliari e Nuoro il contagio corre nei reparti

L'ospedale di Sassari

L'ospedale di Sassari

Medici, infermieri e tecnici infettati a decine nel loro luogo di lavoro: gli ospedali. In Sardegna sono i reparti in cui si cura l’epidemia a essere i più colpiti dal contagio. I casi sono ormai decine, a Nuoro, a Cagliari e soprattutto a Sassari. E mentre il sindacato medico Anaao-Assomed fa un esposto alla Procura della Repubblica di Cagliari nel quale denuncia che troppo spesso il personale sanitario non ha neanche le più elementari protezioni personali e chiede che siano accertate eventuali responsabilità civili e penali, la giunta regionale (Partito sardo d’azione, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) mette il bavaglio a medici e infermieri e suscita una dura reazione da parte dell’associazione regionale della stampa e dell’ordine dei giornalisti. Ieri l’assessore alla sanità ha emanato una «direttiva sull’attività di comunicazione istituzionale verso la popolazione» indirizzata alle direzioni generali delle Aziende sanitarie, ai direttori dei presidi ospedalieri e al direttori dei reparti di malattie infettive nella quale, testuale, «si chiede di avviare senza indugio opportuni provvedimenti disciplinari verso chiunque non si attiene strettamente a tale disposizione, ribadendo che qualunque attività comunicativa di codeste aziende deve essere autorizzate da questa Regione». Gli ospedali sono in sofferenza e chi ci lavora deve stare in silenzio. Inaccettabile.

La situazione più grave si è registrata al Santissima Annunziata di Sassari, dove sabato scorso, nel reparto di cardiologia, un uomo di 81 anni, ricoverato per patologie cardiache, è morto. Un tampone, effettuato sul paziente soltanto il giorno prima del decesso, ha dato esito positivo. Tutti i degenti e tutto il personale sanitario di cardiologia sono stati messi in quarantena all’interno del reparto in attesa che su di loro fossero eseguiti i tamponi. L’esito è stato scioccante: ventisei positivi, tra malati e personale. I più gravi sono stati trasferiti soltanto ieri nel reparto di malattie infettive; gli altri sono blindati a casa. L’altro ieri una infermiera del pronto soccorso dell’ospedale Brotzu di Cagliari è risultata positiva e l’intero reparto è stato chiuso per dodici ore per la sanificazione. Ma nello stesso ospedale altri casi simili erano stati registrati nelle scorse settimane. E dieci giorni fa, quindici positivi anche in diversi reparti dell’ospedale San Francesco di Nuoro, dove è partito uno screening su tutto il personale che ha individuato altri tre contagiati.

Una situazione molto grave, denunciata ieri, in un’intervista al sito di informazione on line Sardinia Post, da Cesare Iesu, presidente regionale di Aaroi Emac, l’associazione dei medici anestesisti rianimatori di cui Iesu è anche il vice presidente nazionale. Iesu chiede che a tutto il personale sanitario siano fornite le protezioni adeguate che sinora sono mancate e che su tutti i pazienti che entrano negli ospedali per essere ricoverati sia eseguito, all’ingresso, un tampone. Se si fosse fatto così, ad esempio, l’emergenza del Santissima Annunziata di Sassari probabilmente si sarebbe evitata.

Intanto, il governatore Christian Solinas, dopo aver ottenuto da Conte la chiusura dei porti e degli aeroporti sardi (viaggiano soltanto le merci) annuncia tamponi a tappeto su tutto il personale sanitario e di fronte ai 134 contagiati sinora emersi (con due morti) dichiara lo stato di emergenza regionale: «Abbiamo dichiarato lo stato di emergenza regionale sino al 31 luglio – spiega – per consentire una tempestiva attuazione delle disposizioni nazionali secondo le specificità del contesto isolano».