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Alias Domenica

Consagra, un prato fiorito nello spazio brutale

Al Masi di Lugano "Pietro Consagra. La materia poteva non esserci", a cura di Alberto Salvadori. Dopo lo choc della Pop U.S.A. alla Biennale del 1964, lo scultore entrò in crisi: ne uscì con le lamine colorate, intorno a cui gira questa mostra. Dopo lo choc della Pop U.S.A. alla Biennale del 1964, Pietro Consagra entrò in crisi: ne uscì con le lamine colorate, intorno a cui gira questa mostraDopo lo choc della Pop U.S.A. alla Biennale del 1964, Pietro Consagra entrò in crisi: ne uscì con le lamine colorate, intorno a cui gira questa mostra. Turchese, rosa, blu Cimabue... Il cambio di passo, nel segno della «fragilità», rispetto al duro modernismo precedente

Lugano, Masi,

Lugano, Masi, "Pietro Consagra. La materia poteva non esserci"

Racconta Pietro Consagra nella sua autobiografia che in una delle periodiche visite a New York dove vivevano la moglie Sofia con i quattro figli, venne indotto a fare un’esperienza psichedelica. «Disegnavo su dei fogli che mi avevano dato e guardavo i fiori emettendo luci colorate. Vagavo nell’infinito vuoto… Poi una sensazione cominciava a vivere, una voglia di capire e di tornare. Era un ritornare giù a rimbalzi… Il rientro è stata una grande gioia di sentire tutto di me». Era il 1966. Nel dicembre di quell’anno Consagra avrebbe presentato alla Galleria Marlborough di Roma dei lavori nuovi, inaspettati: ferri girevoli...

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