Quasi tre mesi fa, durante l’ultimo discorso dell’ex presidente Lula prima di presentarsi spontaneamente alla polizia, al suo fianco erano presenti altri due candidati delle prossime elezioni presidenziali: Manuela D’Avila del PcdoB (Partido Comunista do Brasil) e Guilherme Boulos, coordinatore nazionale dell’Mtst (Movimento dos Trabalhadores Sem Teto) e candidato per il Psol (Partido Socialismo e Libertade).

LA LORO PARTECIPAZIONE sul palco fu significativa perché segnalò la presenza di un ampio fronte in solidarietà all’ex presidente. L’arresto di Lula ha rappresentato un durissimo colpo per la sinistra brasiliana, ed è considerato da molti l’ultimo stadio del golpe parlamentare messo in atto dalle élites contro il progetto progressista incarnato dai governi del Pt (Partito dos Trabalhadores).

Luiz Inácio Lula da Silva
Boulos è un compagno della massima qualità. Hai un futuro, fratello mio

L’incarcerazione di Lula molto probabilmente ne pregiudicherà la possibilità di correre alle elezioni. Nonostante ciò, l’ex presidente per ora non sembra voler cedere; e mentre continua ad essere il candidato ufficiale del Pt, il partito sta vivendo una crisi drammatica. Ma se mai Lula dovesse ritirarsi e fare un endorsement pubblico per altri candidati, la scelta probabilmente cadrebbe su Boulos.

IL COORDINATORE DELL’MTST si è formato nella lotta dei movimenti per la casa, e la sua traiettoria politica ricorda quella dei primi anni di Lula, quando quest’ultimo era il leader del sindacato metallurgico nella periferia industriale di São Paulo.

Guilherme Boulos (foto di Amina Jorge)

Anche per via di questa comune vicinanza con le classi popolari, nel suo ultimo discorso l’ex presidente ha usato parole affettuose per Boulos: «Un compagno della massima qualità. Hai un futuro, fratello mio».

Nonostante l’Mtst abbia spesso rivolto aspre critiche ai governi Lula e Dilma, in un momento di grave crisi per la democrazia brasiliana come quello attuale, il movimento ha scelto senza indugi da che parte stare. Sono stati i suoi militanti a proteggere Lula nella sede del sindacato dei metallurgici prima che si consegnasse, ed è stato nuovamente l’Mtst ad occupare simbolicamente l’appartamento Triplex, che, secondo l’accusa, fu l’oggetto di uno scambio di favori tra l’ex presidente e una grande impresa costruttrice. «Se è di Lula allora è nostro!», gridavano gli attivisti durante la breve occupazione.
Recentemente Boulos è stato convocato dalla polizia federale per dei chiarimenti su quell’azione: un evidente segnale dell’aggravarsi del clima politico.

Un attivista dell'Mtst
Guilherme è diventato il candidato del Psol perché è riuscito a intepretare correttamente la fase politica e a portare le persone nelle strade

BOULOS, 36 ANNI, laureatosi recentemente con una tesi sugli effetti positivi che le occupazioni svolgono in casi di sindromi depressive, è diventato il candidato del Psol tra qualche mal di pancia. Il partito nacque nel 2004, in seguito all’espulsione dal Pt di alcuni parlamentari «critici», ed è una forza relativamente piccola ma con numerose correnti. La sfida per Boulos è riuscire a trainare il partito così come ha trasformato l’Mtst, portandolo ad essere un movimento di portata nazionale.

UN ATTIVISTA SPIEGA: «Guilherme è diventato il candidato del Psol perché è riuscito a intepretare correttamente la fase politica e a portare le persone nelle strade. Già nel giugno 2013 (quando il paese vide un’ondata di manifestazioni popolari contro il caro trasporti, ndr), Guilherme comprese che bisognava scendere in piazza, ma allo stesso tempo criticò nettamente le componenti di destra di quel movimento (che successivamente contribuirono alle mobilitazioni contro il governo Dilma, ndr)».

UN MESE FA, all’apice della protesta dei camionisti e dei lavoratori del settore petrolifero che mise in ginocchio il paese, Boulos partecipava ad una grande manifestazione a São Paulo in solidarietà agli scioperi e contro l’uso dell’esercito autorizzato dal presidente Temer. La grande maggioranza delle persone in piazza erano militanti dell’Mtst, e venivano direttamente dalle varie occupazioni nella periferia della città. Un folto gruppo portava con orgoglio lo striscione di Marielle Vive, la recente occupazione dedicata alla memoria di Marielle Franco. Oggi, a distanza di due mesi, Marielle Vive si è consolidata e – oltre a cineforum e corsi di capoeira – sono iniziate attività di formazione politica e giuridica per gli occupanti.

NELLA GRANDE BARACCA di legno poco dopo l’ingresso si svolge una riunione per i coordinatori dei gruppi – le circa tremila famiglie presenti sono suddivise in 10 gruppi ciascuno con il proprio bagno e cucina collettiva. Un attivista del settore di formazione politica inizia l’incontro chiedendo ai partecipanti: «Secondo voi il movimento è contrario al concetto di proprietà in assoluto?». Continua con un esempio per illustrare il ragionamento: «Poniamo ad esempio che qualcuno voglia accumulare un enorme numero di spazzolini da denti. Voi sareste contrari? Voglio dire, pregiudicherebbe la vostra possibilità di andare al supermercato e comprarne uno?». Il punto è che la terra è diversa, non si può riprodurre come un qualsiasi bene di consumo: «E quindi come la mettiamo con i grandi possidenti che accumulano terreni e poi li lasciano abbandonati?».

La formazione continua con la lettura collettiva di alcuni articoli della Costituzione, relativi alla funzione sociale che deve svolgere la proprietà privata. «Sono sicuro che molti di voi si sono sentiti dire che sono dei vagabondi, che stanno violando la legge. Ma se ci pensate bene, chi è davvero contro la legge? Noi che lottiamo per il nostro diritto alla casa o il proprietario che sta speculando su questo terreno da più di 50 anni?».

Nonostante i diritti sociali siano protetti dalla costituzione, le classi popolari brasiliane vivono in condizioni di grave difficoltà economica. Il governo Temer sta portando avanti misure di austerità e la disoccupazione aumenta.

DURANTE L’INCONTRO, l’attivista del movimento chiede ai coordinatori chi tra loro sia disoccupato e quasi tutte le mani si alzano. Poi, a dimostrazione del fatto che malgrado la crescita del Pil i poveri non stiano meglio, domanda chi fosse disoccupato nel 2012 (durante il primo governo Dilma): si alzano solamente due mani.