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Editoriale

Compagno Schulz

Chissà se al compagno Renzi sarà andato di traverso il pop-corn quando Martin Schulz, a conclusione del congresso-convenscion del Pse, ha esordito con «Cari compagni…», rivolgendosi naturalmente anche alla folta delegazione di un partito, che ha cancellato la parola sinistra dal suo nome. Il libraio di Wurselen è da ieri il candidato alla presidenza della Commissione europea. Lo ha designato l’assise di Roma, alla fine delle tre giornate convocate per accendere i motori di una campagna elettorale difficile, decisiva, con una posta altissima per la sinistra e per le sorti stesse dell’Europa.

Nella sala del palazzo dei congressi quello di Schulz è risuonato come un discorso d’altri tempi, più vicino alle corde di un socialismo lombardiano d’altri tempi che a quelle di un liberismo blairiano, ispiratore del nuovo corso renziano. Contro una crisi che ha fatto «i ricchi sempre più ricchi», che ha prodotto «120 milioni di poveri, 27 milioni di disoccupati», Schulz ha chiesto ai rappresentanti del socialismo europeo se erano «ancora in grado di sentire il dolore di chi con la crisi ha perso il lavoro, la casa, la certezza di poter sfamare i propri figli», perché «solo se saremo in grado di condividere questo dolore – ha avvertito il leader socialdemocratico – potremo meritare di vincere le elezioni».

Questo socialista che milita nell’Spd dall’età di diciannove anni, ha parlato del bisogno di ricostruire un’Europa sociale e democratica, aperta nelle sue frontiere, dove «nessun paese dovrà imporsi agli altri», dove «al centro dovrà esserci la parola uguaglianza», contro la “mano invisibile” del mercato che tutto regola, contro una politica che «pensa solo a salvare le banche», contro «i cinici sempre in agguato, e sempre pronti a dire che il voto non conta perché sono gli accordi nascosti», a dettare legge. Dunque il prossimo 25 maggio la sinistra «che si è persa deve ritornare a casa».

Ma Schulz è anche un bravo equilibrista, molto attento a non nominare la revisione dei Trattati, a non citare mai la Bce, a glissare sulle larghe intese che in Germania e in Italia continuano a parlare la lingua del fiscal compact. Una lacuna tempestivamente colmata da Renzi quando, nel suo breve intervento, ha assicurato che prima di tutto l’Italia «deve adempiere ai propri obblighi tenendo i conti in ordine». Tutto il contrario di quel che ispira il candidato della sinistra Alexis Tsipras, simbolo di una battaglia e di una coalizione che mette al centro la critica alla politica economica delle istituzioni monetarie e dei governi che se ne sono arcigni guardiani. E che, dalla Grecia, indica la rotta per un’altra Europa.

  • lorenzo

    Qualche vago accenno al fatto che dovrebbe essere l’europa dei popoli della solidarieta’ della cultura ma anche le belle parole rischiano di rimanere vuote se non si fa una profonda analisi di tutto quello che oggi non va di quello che lo ha generato. Tutti si ostinano a parlare di effetti della crisi a proposito per esempio della disoccupazione. No, non c’e’ nessuna crisi. Quella in atto e’ una profonda trasformazione che comporta in moltissimi settori, specie quelli produttivi, un numero minore di adetti. La mobilita’ sempre maggiore di capitali, l’automazione, la capacita’ di spostare facilmenente anche le conoscienze rendono il mondo del lavoro sempre piu’ fragile in tutto il mondo. Tutto questo aumenta in modo strutturale le disuguaglianze. Cosa fare? Ce ne sarebbero tante da proporre, dalla eliminazione del contante alla imposizione di un tetto massimo a qualsiasi retribuzione anche nel privato. No non e’ egalitarismo e’ affermazione di dignita’ di tutti i lavori e’ trasformare le attivita’ umane in collaborative e meno gerarchiche. Lavorare tutti lavorando meno. Ma questo sembra troppo a sinistra per l’attuale socialdemocrazia europea che rimane cosi’ prigioniera delle logiche del mercato. Intendiamoci non si deve riproporre il socialismo reale ma il superamento di alcune logiche si, in chiave moderna. Un modo nuovo di vedere l’economia si dovrebbe riflettere anche in politica estera la collaborazione e far crescere anche i paesi vicini dovrebbe diventare un obbligo non solo morale ma anche economico. Ma nessun politico in italia sembra abbia voglia di cambiare questo mondo. Tsipras sicuramente meglio almeno dice qualche cosa di concreto, credo lo votero’ convinto se il comitato promotore riuscira’ a raccogliere le firme. Sicuramente ancora i tempi per grandi cambiamenti in italia non sono maturi mi auguro che non ci trovi a farli solo se la situazione dovesse diventare drammatica.

  • Luther Blissett

    Io non sarei sorpreso se un giorno vedro’ Renzi cambiare maglietta e parteggiare per il partito del fu Berlusconi, penso si sia buttato a “sinistra” perche’ la destra era fin troppo affollata di elementi come lui. E’ il nuovo Capezzone.

  • mariagraziavillan

    vera giustizia sociale si pratica e non si predica:per dirla con Dante,conta non ciò che è “a sommo della bocca “,ma quello che è nella ragione e nel cuore.Non si può governare con i potentati economici nel Paese di provenienza ,potendo coalizzarsi con forze democratiche e progressiste.Un ultimo pensiero va a Rosa Luxemburg :chi vuole intendere ,intenda…

  • Pasquale Hulk

    So che siente in silenzio per carità di patria, ma è possibile che dopo tutto ciò che ha subito la Sinistra nel vedersi scippare il nome, simbolo e presidente dagli autoproclamati promotori oggi ci tocca sapere dall’incommentabile loro sito che: Andrea Camilleri e Barbara Spinelli sono candidati!

    1) Hanno escluso le autocandidature, ma loro si sono autocandidati.
    2) Hanno escluso le candidature dei promotori, ma ora si sono candidati.
    3) Entro il 23 Febbraio dovevano essere note le liste, ma ad oggi 2 Marzo conosciamo solo il nome dei promotori come candidati.
    4) L’unico politico a cui si è dato voce sul loro sito è Vendola che era al congresso del PSE con Schulz.

    E che cazzo!

  • lorenzo

    Tutto vero, ma se vuoi comparare con la patria di Renzi e Berlusconi. Intanto ad oggi c’e’ bisogno come il pane di tornare a fare ragionare piu’ persone possibili che una societa’ ed un mondo diverso sono possibili. Credo davanti a questa priorita’ ragionare di altro sia come ragionare dell’abinamento della tappezzeria con il mobilio sul titanic che sta affondando.

  • Toni

    I promotori cercano visibilità. Sarebbe anche comprensibile, e al limite accettabile. Ma se per i promotori gli attivisti e i compagni tutti servono solo come forza lavoro, e non si trova un accenno ad incontri per discussioni, valorizzando la base, qualche punto interrogativo sorge anche a me, che faccio parte di un comitato Lista Tsipras. Se noi compagni serviamo solo per la bassa manovalanza, per fare banchetti, tirar su firme, e i promotori fanno le vedettes… la settimana che viene c’è riunione… staremo a vedere. Si profila all’orizzonte la stessa fine di Rivoluzione civile – che, tra l’altro, era partita con ben più alte intenzioni, con una base molto attiva e ben convinta.

  • Toni

    Sì, Lorenzo, sono d’accordo quando affermi che non si deve riproporre il socialismo reale, ma il superamento di alcune logiche. Occorre cominciare a pensare una società in cui tutti partecipano alla produzione (in senso largo). Solo se pensiamo una società che comprenda tutti nel ciclo produttivo, creiamo un’antitesi al capitalismo (che non prevede la piena occupazione, ma il mercato dei lavoratori, che sono per il capitalismo una merce come le altre – leggere il libro I del Capitale di Marx, specialmente quando parla dell’esercito di riserva, argomento, questo, cancellato dalla sinistra stessa!!). Va completamente ripensata in questo senso la società da noi di sinistra. Occorrono economisti coraggiosi.

  • giulio terzaghi

    La sinistra extraparlamentare e rivoluzionaria degli anni ’70 ha elaborato una analisi teorica errata sulla natura dello Stato italiano : non era borghese né tantomeno esisteva il SIM.
    Era piuttosto uno Stato che aveva ereditato una burocrazia fascista e le sue istituzioni erano la longa manus delle mafie, della P2, di Gladio e dei servizi segreti deviati.
    Non esistevano uomini dello Stato bensì servi delle clientele e consorterie varie.
    La Dc era al servizio della Chiesa e della reazione.
    Il popolo italiano non ha ancora spezzato le catene di una schiavitù secolare ed è vittima di una mentalità individualista e furbetta che gli ha impedito di produrre reali cambiamenti nella società.
    Per questo è rimasto affascinato da Berlusconi.
    In Italia ogni progetto rivoluzionario è destinato a fallire.
    L’italiano lotta per se stesso e la sua famiglia.
    Giulio

  • lorenzo

    Beh, l’aspirazione a far star bene se stesso e chi ti e’ piu’ vicino non e’ di per se cosi’ incomprensibile. L’egoismo casomai e’ una scorciatoia sbagliata. Ma immaginare una societa’ diversa, spiegarla e far vedere che e’ possibile non e’ proprio una cosetta semplice semplice. Poi fra un egoismo ed un’altro comunque in questo paese qualche passetto in avanti e’ stato fatto: penso ad uno statuto dei lavoratori, penso alle battaglie per il divorzio per l’aborto. Certo esistono anche i passi indietro; la storia non avanza lineare. Non credo che ci debba essere un progetto rivoluzionario ma idee rivoluzionarie della societa’ forse si. Andrebbero intanto cercate e spiegate. Poi con il consenso si costruisce e si fanno strada modi possibili di realizzarle le idee. E ci si augura che un eventuale futura trasformazione sia democratica e non violenta anche se probabilmente andra’ contro interessi forti e questi di sicuro non stenderanno un tappeto rosso al cambiamento. Intanto occorre leggere con nettezza i limiti le ingiustizie della condizione attuale spiegare le cause leggere il cambiamento profondo che sempre piu’ velocemente attraversa i continenti. Oramai parlare di italia ha sempre meno senso almeno sotto il punto di vista dei modelli possibili. Occorre pazienza umilta’ coraggio ed altro ancora, tutte cose che l’attuale politica non offre ma che prima o poi tornera’ ad offrire.

  • Fabio

    d’accordissimo con te.serve una nuova liberazione?

  • Alessandro Baldassarri

    Assolutamente contrario all´abolizione del denaro contante. Ci vogliamo far legare le mani e i piedi dalle banche piú di quello che giá non é?

    La situazione é molto difficile. Condivido l´anaisi sul cambiamento epocale e strutturale del lavoro, ma ancora la disoccupazione é l´arma puntata alla tempia dei lavoratori per far loro accettare l´impoverimento. La guerra del capitalismo cannibale é contro i diritti aquisiti di tutti i lavoratori europei. Che si chiaro. Che non si pensi possibile riformare questo “incubo sociale” con due o tre leggi o riforme. Giá fatto, giá tentato, giá visti i risultati. La sinistra europea deve proporre modelli nuovi, da inventare studiandoli da esperienze positive, o storicizzando e adattando teorie economiche che solo ora, durante questa crisi, pare stiano apparendo (sentir ammettere che l´austeritá e´un fallimento proprio da parte di chi l´ha iniziata come cura necessaria é giá un sollievo). Ma siamo ancora ai richiami generici per ottenere un risveglio dal sonno letargico.

  • Russeau

    Ma il PSE cosìha di socialista? Oltre al nome, ovviamente.