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Internazionale

Compagnie straniere nei giacimenti birmani, la linfa vitale golpista

Myanmar. La giunta vive grazie a 28 miliardi di dollari l’anno in valuta estera fornita dalle multinazionali operative nel paese. Come Eni e Total. Ma se la prima ha subito precisato di non avere attività operative nel paese, la seconda ha un problema: centinaia di milioni di dollari di royalty dirottati ai militari 

Soldati birmani contro i manifestanti anti-golpisti

Soldati birmani contro i manifestanti anti-golpisti

Risorse naturali (gas, petrolio, minerali, legname), trasporti e logistica, tasse aeroportuali, telecomunicazioni garantirebbero alla giunta oltre due miliardi di dollari l’anno. Il doppio, aggiungendo anche turismo, tessile e calzaturiero cui si somma un altro miliardo di dollari, al momento congelato dalla Federal Reserve Usa dopo il golpe: due terzi dello stock di valuta estera dell’intero Myanmar. Sarebbe questo, secondo economisti locali riunitisi anonimamente sotto la sigla Independent Economists for Myanmar (Iem), ha reso noto il magazine birmano Irrawaddy, l’unica «ancora di salvezza finanziaria» della giunta tenuta in vita proprio dai profitti in valuta che possono garantire il flusso di cassa...

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