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Editoriale

Come smontare gli argomenti del Sì

Intorno al voto referendario crescono non gli argomenti, ma il rumore. Ora, per la riforma dell’Italicum: si modifica, e come? C’è una proposta Pd, e quale? Ma alla fine Renzi che vuole davvero?

Il cardine del sistema elettorale nel Renzi-pensiero è dato dal primo turno con soglia seguito da un ballottaggio senza soglia, con 340 seggi garantiti da un mega-premio di maggioranza. Solo questo può dare in un sistema ormai tripolare i numeri parlamentari truccati che realizzano il mantra renziano di sapere chi governa la sera del voto. Tutto il resto è contorno, dal premio alle coalizioni alla preferenza per i capilista.

Elementi rilevanti ma non decisivi, perché una accorta gestione delle candidature può comunque assicurare al premier una truppa di pretoriani fedeli. Dubito che Renzi intenda rinunciare agli strumenti veri del suo potere personale.

In ogni caso, la legge Renzi-Boschi impone di per sé il No nel referendum. La correzione dell’Italicum, che è solo una aggravante, non muterebbe il giudizio. Il premier ha propinato alla democrazia italiana due pillole al cianuro: riforma costituzionale e Italicum. Ciascuna basta a uccidere il paziente. E dunque bisogna rifiutare entrambe.

Il Sì cede nei sondaggi ma prima ancora negli argomenti portati nei dibattiti, a partire da quello dei risparmi. Renzi insiste sulla favola dei 500 milioni, ma il silenzio cala in platea quando si legge il documento della Ragioneria dello stato che certifica il risparmio per il senato a meno di 49 milioni all’anno, rendendo vera l’immagine di un diritto di voto scippato ai 50 milioni di elettrici e elettori italiani per un risparmio equivalente di meno di un caffè all’anno a testa. Il senato sopravvive, si taglia il diritto di votare i senatori. Il silenzio è poi tombale quando ancora si legge che non c’è risparmio quantificabile dalla cancellazione delle province in Costituzione, o dalla limitazione degli emolumenti per i consiglieri regionali. Mentre sopprimere il Cnel vale meno di nove milioni all’anno. Alla fine, con i suoi 500 milioni Renzi è il venditore di auto usate che vuole far passare un catorcio per una Ferrari.

Ma, si dice, abbiamo una camera delle regioni, in stile Bundesrat tedesco. È falso. Nel Bundesrat i governi dei Lander partecipano direttamente ai processi decisionali attraverso rappresentanti assoggettati a vincolo di mandato. Mentre nel nostro senato a mezzo servizio arriverebbero per ogni regione pochi consiglieri regionali e un sindaco, legati ai piccoli segmenti di territorio nei quali sono stati eletti, liberi di votare come vogliono. Una camera di frantumazione, di egoismi territoriali, di inciuci. Alla fine, il senato futuro somiglia non al Bundesrat tedesco, ma alla camera alta austriaca, che nell’opinione comune è un fallimento. L’affermazione che la riforma non rafforza il premier si colpisce ricordando il controllo del governo sull’agenda e i lavori parlamentari, con il voto a data certa. Che non sia toccata la parte I della Costituzione si nega perché i diritti in essa garantiti vanno attuati dal legislatore e dalle maggioranze di governo, e dunque l’architettura dei poteri è essenziale. La celebrata semplificazione si distrugge leggendo in parallelo gli artticoli 70 e 72 nella versione vigente e in quella riformata. Cede anche l’argomento della partecipazione democratica, di fronte a firme triplicate per la proposta di legge di iniziativa popolare, e referendum propositivi e di indirizzo rinviati a data futura e del tutto incerta. Mentre è indiscutibile e immediata la ri-centralizzazione nel riparto di competenze stato-regioni.

Alla fine di ogni dibattito rimane al Sì un solo argomento: non c’è alternativa. È lo scenario fine del mondo, disegnato dallo stesso Renzi e sollecitamente assunto da J.P.Morgan, Fitch, Confindustria, Marchionne, multinazionali e tutti i poteri forti dell’economia e della finanza, certo non per caso schierati con lui.

Ma per nessuna ragione si scambia una Costituzione – che può durare generazioni – con un governo in carica, destinato a fare le valigie in un tempo comunque breve. Se fosse uno statista, lo stesso Renzi ripulirebbe il campo da ogni gramigna politica e personale. Ma le sue aspirazioni non vanno oltre l’essere uomo di governo. Il più a lungo possibile.

  • Francesco

    Voleva l’autore dare degli elementi per capire perchè votare SI o NO, o voleva convincere chi è già convinto?

  • Daniele

    Ma le sue aspirazioni non vanno oltre l’essere uomo di governo. Il più a
    lungo possibile.” E magari compiacendo i suoi sostenitori più
    “altolocati” tentare di scalare i gradini dell’olimpo di quelli che
    contano in un certo mondo, quell’oligarchia nazionale e internazionale
    che pretenderebbe di continuare a umiliare la più parte dei cittadini
    del Pianeta garantendogli (si fa per dire) un SICURO NO FUTURE! >:( Ma a quel “future” NOI DICIAMO NO !
    #IovotoNO
    #stavoltaNO
    #maanchelealtrevolteNO
    #aRenziJPMorganSempreNO
    #aRenziJPMorganFitchConfindustriaMarchionneMultinazionaliPoterfortidelleconomiaEdellafinanzaSEMPReNO

  • Novembre

    Il titolo mi sembra sufficientemente autoesplicativo..

  • WalterD

    Chiariamo un paio di cose. Al Budesrat i legittimi rappresentati eletti sui territori non hanno vincolo di mandato. Tuttavia essendo non obbligatoria la presenza , si puo’ delegare un rappresentante e questo ha vincolo di mandato con il mandante. Cioe’ il “senatore” eletto. Per il resto il Bundesrat e’ molto simile al nuovo senato della riforma Renzi. Lo stesso discorso vale per l’analogo organo francese e molte similitudini ci sono con quasi tutti gli altri sistemi europei. Quindi non e’ lo sfacelo presentato in questo articolo. Inoltre la legge elettorale per quanto lei voglia accomunarla o renderla complementare a questa riforma, e’ altra cosa. E’ una legge proporzionale con ballottagio finale. Ci sono decine di paesi democratici che hanno leggi simili. I punti critici della riforma sono a mio avviso invece l’elezione dei rappresentati del nuovo senato ed la loro figura istituzionale. Questo e’ il vero punto oscuro e strano della riforma. Ora a questo punto si puo’ decidere: e’ tutto da buttare via o ci sono aspetti positivi che meritano qualche attenzione magari un voto positivo ? Il cambio di marcia contro il federalismo di stampo leghista e’ secondo me l’aspetto piu’ rilevante. Questo sistema ha generato disparita’ enormi tra le regioni ed aumentato il distacco Nord-Sud. L’accentramento di competenze critiche puo’ effettivamente cambiare le dinamiche e lo sviluppo economico delle regioni, specialmente quelle meridionali. Per concludere. La riforma poteva essere fatta meglio, non e’ solo responsabilita’ del governo ma anche del parlamento e adesso molti di quelli che hanno fatto passare emendamenti importanti , hanno nascosto la mano e si apprestano ad affondare la riforma con il chiaro scopo di affossare il governo. Della riforma in pratica non frega niente a nessuno e’ ormai solo un tiro al piccione contro Renzi. La solita storia di un paese che fa fatica a superare lo stadio dell’asilo infantile. Ieri era Berlu, oggi e’ Renzi domani saranno i M5S (se mai si metteranno daccordo con se stessi) o qualcun altro. Al di la’ dei Manzoniani “capponi di Renzo”, ed dell’immaginazione di Giuseppe Tommasi di Lampedusa !

  • Roberto Pecorini

    Le consiglio di rileggere con attenzione l’art. 51 della costituzione tedesca. In particolare il combinato disposto dei commi 1 e 3: i membri del bundesrat non sono eletti ma nominati (ed eventualmente revocati) dai governi locali ed esprimono il proprio voto in maniera unitaria per tutto il Land: è vero, l’espressione “vincolo di mandato” non c’è ma ciò non significa che non vi sia l’istituto.

  • WalterD

    No mi scusi , ma il vincolo di mandato c’e solo se un membro del bundesrat delega qualcun altro perche’ impossibilitato a partecipare. Il meccanismo della elezione e revoca e’ una garanzia piu’ che sufficiente per la rappresentanza, il vincolo di mandato e’ impraticabile per svolgere funzioni politiche.

  • WalterD

    Il vincolo di mandato c’e’ tra il rappresentante eletto ed il suo sostituto in caso di impossibilita’ ad attendere ai lavori della camera. E’ un vincolo ordinario, non previsto dalla legge. Inoltre il fatto che ci sia o meno il vincolo di mandato (che non c’e’, come non c’e’ in Francia ed in tutti gli altri paesi che hanno un sistema bicamerale non paritario , in pratica 26 stati europei + USA e Canada) , e’ cosi’ “grave” da rigettare la riforma ? E’ questo il punto critico del NO (o del SI). Suvvia, siamo seri. Se intervista 20 milioni di elettori, ognuno di loro avra’ una opinione diversa circa le riforme che bisogna fare. Intanto la realta’ e’ questa, la proposta e’ questa generata da questo parlamento e da questo governo.

  • Gregorio Willy

    Concordo pienamente con l’articolo. Ben scritto e molto esplicativo. Unica cosa, non penso che si risparmieranno neanche i 40 milioni, con questa riforma, in quanto conoscendo i nostri ingordi parlamentari, avendo loro diritto al rimborso delle spese di trasferta , non mi stupirebbe trovare richieste di rimborso anche di 10.000 euro per 3 giorni di trasferta del.tipo hotel 5 stelle, taxi, aereo business Class e pranzo luculliano e ipercostoso. Inoltre quello che proprio non mi va giù e l’immunità parlamentare a cui avrebbero diritto. Un modo per coprire i mafiosi locali e dargli l’immunità.

  • Roberto Pecorini

    Ribadisco quanto scritto sopra: non c’è l’espressione ma se sono nominati e revocati (evidentemente questo avviene quando non è sono state rispettate le condizioni della nomina) il vincolo di mandato c’è di fatto. D’altra parte l’impraticabilità del vincolo di mandato per lo svolgimento di funzioni politiche è piuttosto relativa quando il vincolo proviene da un’altra istituzione e non dall’elettorato.

  • Diver

    Bene, allora avanti così – come negli ultimi 20 snni – che vá alla grande. .. !