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Editoriale

Chi controlla i controllori

Che nei procedimenti usati sino ad oggi nella gestione del mercato finanziario italiano (e nel salvataggio di quello che resta delle quattro banche, oggi agli onori delle cronache), non tutto sia filato liscio è ora testimoniato da alcuni fatti molto recenti.

C’è da il drammatico suicidio di un pensionato che aveva affidato tutto il suo danaro alla banca di fiducia. Ci sono alcune dichiarazioni di un funzionario della Ue che, come riportano le agenzie di stampa, ha affermato in sostanza che sul mercato italiano si sono venduti in passato prodotti finanziari inadeguati a persone forse ignare.

A questo punto viene, tra l’altro, da interrogarsi sul ruolo nella vicenda della Banca d’Italia e su cosa presumibilmente potrebbe parallelamente fare la Consob; si tratta di due organi a vario titoli preposti alla vigilanza del mercato.
A livello generale va ribadito il grande rispetto nei confronti della Banca d’Italia, un ente che rimane nel nostro paese un punto di riferimento importante, sia pure con poteri ormai ridotti, nel quadro invece della marea montante della corruzione, dell’arroganza, dell’incompetenza.

Naturalmente questo non ci impedisce comunque di sottolineare che il prestigio dell’istituto va poi soprattutto attribuito ai governatori che si sono succeduti nell’incarico, quasi sempre personaggi di alta levatura, nonché ad un Ufficio studi che ha anch’esso prodotto risultati significativi, annoverando un avvicendamento di personale di tutto rilievo. Va invece rimarcato che, dal punto di vista della macchina organizzativa interna, si tratta di una struttura molto lenta e dall’approccio burocratico, inoltre molto prudente nella sue decisioni. Questo spiega forse come, di frequente, essa arrivi un po’ tardi sulle vicende delicate e ci impieghi spesso del tempo (a volte al di là di quanto necessario) per intervenire poi con decisione.

Ci lascia comunque perplessi la richiesta, arrivata da più parti, di istituire una commissione d’inchiesta sulle decisioni dell’Ente. Questo sia per la delicatezza istituzionale della questione (tra l’altro, si immagini Salvini o la Santanchè interrogare in tono inquisitorio il governatore, oppure si provi a pensare al fatto che diversi dei potenziali partecipanti alla Commissione avrebbero da farsi perdonare misfatti più gravi di quelli dei funzionari della banca), sia perché, più in generale, abbiamo la sensazione che fra qualche settimana la questione non interesserà quasi più nessuno dei parlamentari, a meno che non si senta un qualche odore di elezioni.

Per quanto riguarda poi la Consob, essa fa adesso fuoco e fiamme, come ha già mostrato in altre occasioni, ma poi, di solito, non succede quasi mai niente di concreto. Per altro verso, tale organismo fa parte di quell’insieme di cosiddette Authorities, ogni anno in numero crescente, che dovrebbero vigilare su quasi tutto; ma in pratica, al di là delle persone preposte alla loro direzione che, a volte, sono anche degne, tali enti non fanno pressoché nulla. Sembra quasi che rappresentino solo un alibi per un potere politico che deve fingere di occuparsi di far dormire dei sonni tranquilli ai suoi malcapitati, ma anche di frequente complici, cittadini. Personalmente saremmo favorevoli alla loro chiusura immediata e senza ulteriori ripensamenti.

Per quanto riguarda i risparmiatori, si cerchi per questa volta di fare qualcosa per venirgli, almeno in parte, incontro, ma poi basta. Che ognuno si prenda in futuro le proprie responsabilità. Non si può pretendere di guadagnare alti rendimenti sui depositi, e poi, se le cose vanno male, richiedere i soldi indietro.