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Politica

«C’eravamo poco amati», nel Pd si litiga sulla scissione impossibile

Democrack. Sul voto del jobs act esplodono vecchie ruggini e nuovi rancori. Serracchiani contro Bindi, Cuperlo contro Orfini. Il presidente: «I dissidenti non pensino che può finire con una pacca sulla spalla»

Il presidente del Pd Matteo Orfini

Il presidente del Pd Matteo Orfini

Il day after il voto sul jobs act che ha fatto emergere i 33 volti della ’sinistra non allineata’ del Pd, da di<CW-26>stinguere dalla sinistra riformista ex bersaniana in avvicinamento al segretario e da quella renzista dei giovani turchi già da mesi solidamente in maggioranza, il Pd è uno spettacolo pirotecnico di esplosioni variopinte. Ormai è chiaro che dei 33 «del dissenso metodologico» (copyright Matteo Orfini, la frase finisce così: «perché nel merito non mi pare che fra Fassina, Boccia e Bindi ci siano grandi punti di contatto») solo Civati mette in conto un abbandono del partito. Ma senza fretta...

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