closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria

Toni Negri

Quando stava per uscire il primo numero del manifesto, Pintor mi mostrò la prima pagina in bozza. «Che bello!» gridai, affascinato e entusiasta. Allora il desiderio di comunismo traversava i nostri discorsi, e concordavamo che il socialismo reale era finito, che la socialdemocrazia era stata ingoiata e sputata fuori come macchina d’assoggettamento dal mostro capitalista; ma che, nonostante questo, l’esperienza comunista di lotta e di pensiero poteva essere rinnovata.

Quanto è lontano quel momento. Molti di noi non ci sono più, altri si sono consumati nel tempo seguito ai favolosi Settanta. Poi ci sono stati anni di disagio morale e di sdegno intellettuale nei quali anche solo la resistenza fu impervia. Il manifesto ha tenuto. Guerra di posizione? Certamente, ma non senza qualche incursione aggressiva sulle terre desolate dalla lunga crisi che il neoliberalismo imponeva ai soggetti. Così è riuscito – vado alla rinfusa – a difendere i compagni nella lunga fase della repressione (quando in carcere ricevevamo il manifesto, era un momento di leggera, ironica riapertura di speranza – e si sa quanto l’ironia fosse necessaria per sopravvivere in quelle condizioni). Spesso ce l’ha fatta a testimoniare la continuità ininterrotta delle lotte; poi ha costruito, assieme ai protagonisti e alle protagoniste, i nuovi fronti dell’emancipazione di genere e dell’integrazione dei migranti.

Sempre ha agganciato l’analisi delle vicende italiane ed europee a quella della politica internazionale e del riscatto del Terzo Mondo. E poi tante altre cose, vissute tra il desiderio di comunismo e l’esperienza della crisi. Sono stato fra quelli che hanno lamentato che nel manifesto la sofferenza della crisi oscurasse il desiderio comunista. E’ vero tuttavia che ciascuno di noi apprese, anche in questo caso, una lezione di realismo – che i vecchi fondatori, a noi, sempre giovani militanti, vollero trasmettere.

Continuiamo dunque con l’avventura del manifesto. Tanto più perché cominciamo a sentire che il tempo della sconfitta, della caduta delle illusioni, e dell’esaurirsi dell’impazienza rivoluzionaria, sta terminando. Abboniamoci – c’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria che emerge dalle tenebre. Abboniamoci al manifesto: lasceremo ai giovani che vengono un bel cavallino di legno.

  • an

    Ho sempre letto il manifesto. L’ho reputato per molto tempo il solo quotidiano leggibile nel nostro paese.
    Adesso non lo leggo più da qualche anno (5??) ed una strana senzazione sembra persuadermi che la sua lotta era dopotutto una finta lotta; i colpi a sinistra non erano veri colpi, forse non lo sono mai stati e già da tempo, per questo, non dovrebbe più esistere.
    Un saluto a tutti le lavoratricilavoratori de il manifesto quotidiano “comunista”

  • gg.coretti

    Ho diffuso “il manifesto” davanti alla Necchi di Pavia, ora scomparsa, rischiando di essere spintonato se non picchiato dai “bravi compagni” dell’allora PCI in odore di “compromesso stolido” e l’ho poi votato quando presentò Valpreda alle elezioni. Poi l’ho un po’ perso di vista per motivi esistenziali, ma da qualche tempo l’ho ritrovato forse più forte di allora: forza “vecchia talpa”, continua a scavare.

  • antonella costanzo

    In Vita Activa Hanna Harendt si pone il problema di definire che cosa sia l’uomo e quali
    difficoltà siano alla base di questa definizione e quanto la necessità di dare una risposta a questa domanda abbia così grande rilievo. Non giunge a una vera e propria conclusione, quantomeno assiomatica. Ci dice (lo riassumo brevemente) che noi esistiamo perché parliamo ed agiamo e ci riveliamo agli altri e questo nonostante sconfitte, provocazioni e umiliazioni (aggiungo).
    Il Manifesto è qui a ricordarcelo.

  • Michele Anunziata

    Molto molto commovente: cla clap clappp. Toni Negri, chi?…zzz. Shhh ‘bboni state ‘bboni me se sveglia er pupo “comunista”. Quieta non movere et mota quietare…zzzz. Taspira chi?zzzz. Famo a ‘rrivoluzione domani che ci ho sonno…zzz. ‘bboni li comunisti: al forno? No meglio in brodo che so coriacioni…shhhh

  • Michele Anunziata

    Mj nonno era comunista, mi padre pure e nun ce da crede pure io. Oh na famja de “compagni” che votano per quelli che li fregheno. ‘na vorta er Pci poi Ds (Destra sociale) e pure de quel blasè de Bertinotti: chi lo ricorda che prende pure gli arretrati da Presdiente della camera, e ci ha pure la scorta er “compagno”. Ce porteno da na vita a perde, però compagni lavoratori famo vede al Berlusca de turno com’è che c’è suicidamo. Me pare strano nun è che sti zo…bi so pure loro del Clebbe di Roma, si quello di Paccia a succursale romana del Bildeberg….

  • Chant Pignon

    Grazie Professore!