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Politica

Caso Open Arms, Salvini si difende: «Non toccava all’Italia indicare un porto»

Immigrazione. Depositata alla Giunta per le immunità la memoria difensiva dell’ex ministro dell’Interno

La Open Arms al largo di Lampedusa lo scorso agosto; in basso Matteo Salvini

La Open Arms al largo di Lampedusa lo scorso agosto; in basso Matteo Salvini

L’espressione «compagine governativa» figura una sola volta essendo evidentemente più difficile, come avvenuto nei precedenti casi delle navi Gregoretti e Diciotti, sostenere questa volta che quella di impedire lo sbarco dei 160 migranti che nell’agosto dell’anno scorso si trovavano sulla Open Arms sia stata una decisione presa in comune accordo con gli altri ministri e con il premier Giuseppe Conte. Per questo Matteo Salvini ha deciso di difendersi dalle nuove accuse che gli vengono contestate dal Tribunale dei ministri di Palermo sostenendo come non spettasse all’Italia dare l’indicazione di un porto sicuro alla nave della ong, bensì alla Spagna, Paese di bandiera dell’imbarcazione, o a Malta, Paese più vicino al luogo in cui avvenne una parte dei soccorsi. «L’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms in quanto avvenuti del tutto fuori area di sua competenza», ha scritto il leader della Lega nella memoria difensiva depositata ieri nella Giunta per le immunità a procedere.

A una settimana scarsa da quando l’aula del Senato ha votato a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega per il caso Gregoretti, Salvini rischia adesso un nuovo processo, questa volta per la vicenda della Open Arms. «Non ho paura perché ho la coscienza pulita e ho solo difeso l’Italia e gli italiani, sicuramente non ero abitato a passare ore con gli avvocati a studiare richieste e indagini», è tornato a ripetere ieri.

Oggi il presidente della Giunta Maurizio Gasparri presenterà la sua relazione per arrivare al voto il 27 febbraio. La vicenda su cui l’organismo parlamentare dovrà decidere si è protratta dal primo al 20 agosto 2019, arco di tempo durante il quale l’Open Arms opera tre salvataggi recuperando complessivamente 161 migranti tra i quali numerose donne e minori, anche non accompagnati. Sono i giorni in cui si consuma la crisi che porterà la Lega a uscire dal governo, giorni di forti contrasti all’interno della maggioranza, come si capisce anche dallo scambio di mail tra lo stesso Salvini e il premier Conte con quest’ultimo che, come rileva il Tribunale dei ministri di Palermo, per almeno tre volte chiede di far sbarcare almeno i minori. Ma anche dal rifiuto dell’allora ministro della Difesa Elisabetta Trenta di firmare un secondo decreto per vietare l’ingresso della Open Arms nelle acque internazionali. Divieto che del resto era stato sospeso il 14 agosto dal Tar del Lazio.

Per Salvini, però, anche la decisione presa dai giudici amministrativi non poteva essere interpretato come «il diritto allo sbarco o all’attracco». L’ex ministro ricorda invece come il comandante della Open Arms, Marc Ruig, abbia rifiutato il Pos offerto il 18 agosto dalla Spagna e successivamente l’offerta della Capitaneria di porto italiana «di accompagnare la nave verso al Spagna, prendendo a bordo alcuni migranti». «In tale contesto – è la difesa dell’ex ministro – appare del tutto paradossale affermare che, per il solo fatto dell’ingresso della predetta nave in acque territoriali italiane e del contestuale omesso immediato rilascio del Pos, possa configurarsi un reato di sequestro di persona».
Il voto della Giunta è previsto per il 27 febbraio ma sembra difficile che anche questa volta, come accaduto per il caso Gregoretti, Salvini possa dare indicazione ai suoi di votare a favore dell’autorizzazione a procedere. «Un processo mi basta», ha spiegato ieri il leader della Lega: «La Gregoretti era una nave italiana, stavolta era spagnola: non è che se sbarcano gli alieni è sempre colpa di Salvini».