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Editoriale

«Caro Presidente, rinvii le elezioni di qualche giorno»

Ius Soli. Appello al presidente della Repubblica

Ma chi l’ha detto, che si debba votare il 4 marzo? E chi ha stabilito che le Camere si sciolgano tra 24 o, al più, 48 ore? Lo sostengono tutti ed è l’ipotesi più probabile, ma a tutt’oggi – alle ore 13 di mercoledì 27 dicembre – il solo ed esclusivo titolare del potere di sciogliere le Camere, ovvero il Presidente Sergio Mattarella, non si è ancora pronunciato.

È a lui che mi rivolgo, con il massimo rispetto e con la massima considerazione per il suo altissimo ruolo. Ma anche con la fiducia che si deve a un galantuomo del quale è nota la rettitudine intellettuale e la sensibilità sociale. So che il Capo dello Stato ha letto il messaggio inviatogli da “Movimento italiani senza cittadinanza”, una splendida pagina di letteratura civile. E sono sicuro che vi avrà militato. Il senso di quella lettera corrisponde esattamente al mio sentimento e al mio pensiero: il tempo c’è. Basta volerlo.

Sarebbe un modo intelligente per recuperare l’onore di un Senato che ha voluto un epilogo assai poco dignitoso della vicenda dello Ius soli e culturae. Il mancato numero legale, lo scorso 23 dicembre, va interpretato o come manifestazione di infingardaggine (fuga per le vacanze, irresponsabilità politica, indifferenza morale) o come espressione di meschino calcolo politico (ostilità verso una legge sacrosanta). In ogni caso, un’autentica figuraccia per il centrosinistra e una truce vittoria per quegli imprenditori politici dell’odio che, come la Lega, hanno paura delle legittime aspettative di bambini e adolescenti.

E, tuttavia, la discussione sulla legge è iniziata. Dunque, per quale ragione al mondo non deve continuare? Dipende in primo luogo dal Capo dello Stato e dal Presidente del Consiglio che, esattamente dieci giorni fa, conveniva con me sull’importanza di approvare “entro questa legislatura” una normativa così equa e saggia. Ripeto: il tempo c’è e va ricordato che, il 23 dicembre, mancato il numero legale, il Senato ha deciso di riconvocarsi per il 9 gennaio, dopo una pausa di ben 16 giorni. Basterebbe prolungare la legislatura di un paio di settimane e prevedere il voto – che so? – per il 18 marzo: e si avrebbe così la possibilità e l’agio di discutere una legge tanto essenziale e lungimirante.