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Editoriale

Carcere, i dati reali da riferire al Parlamento europeo

Negli stesi giorni in cui c’è Barack Obama a Roma ci sono pure Juan Fernando Lòpez Aguilar, Franck Engel e Kinga Göncz. Sono i tre componenti, due socialisti e uno popolare, di una delegazione ufficiale del Parlamento europeo che è venuta a ispezionare le nostre prigioni. Lo sguardo internazionale non si accontenta delle rassicurazioni istituzionali. Ieri la delegazione ha visitato il carcere romano di Rebibbia. Domani si recherà in quello napoletano di Poggioreale. Nel mezzo incontreranno il Guardasigilli Andrea Orlando e anche il sottoscritto, in rappresentanza di Antigone. Non so cosa mi chiederanno loro. So cosa dirò io.

Le carceri italiane sono esageratamente affollate di persone artificiosamente definite criminali. Non sono affollate di assassini visto che il 2013 è stato l’anno con meno morti ammazzati negli ultimi vent’anni. Circa cinquecento, corrispondente a uno dei tassi di omicidi più bassi di tutta Europa, Scandinavia compresa. Vi sono nelle carceri italiane più detenuti per reati in violazione della legge sulle droghe che non per avere commesso delitti contro la persona. Ci vuole un cambio radicale di paradigma, ci vuole una nuova legge sulle droghe che liberi i costumi sociali e gli esseri umani dalla gabbia del proibizionismo. Il sovraffollamento, contrastato con gli ultimi provvedimenti del governo, persiste. Circa 23 mila persone non hanno ancora un posto letto regolamentare. Il gap tra detenuti presenti e capienza si è effettivamente ridotto ma non tanto da assicurare condizioni di vita dignitose nonché il rispetto dei diritti fondamentali delle persone detenute. Non è vero che c’è posto per circa 49 mila detenuti nelle 205 galere italiane. L’amministrazione penitenziaria continua a contare posti che esistono solo sulla carta e sulle statistiche. Un esempio? Il padiglione nuovo del carcere di Livorno è chiuso, così come gran parte del carcere vecchio perché inagibile. Eppure sono posti che vengono conteggiati come se fossero utilizzati. Di situazioni come Livorno ce ne sono così tante in giro per l’Italia che non può essere un errore calcolarli nelle statistiche ufficiali. E’ in realtà un bluff che sa di imbroglio.

È vero che i detenuti sono diminuiti di 5 mila unità nell’ultimo anno. Ma anche lo spazio è diminuito, in quanto seppur qualche padiglione è stato aperto tante piccole Livorno sono in giro per l’Italia, in quanto a causa della mancanza di soldi per la manutenzione ordinaria le sezioni detentive stanno andando lentamente in rovina. La qualità della vita cambia molto da posto a posto. Ci sono istituti dove si cerca di organizzare una vita comunitaria densa di progettualità. Ci sono posti dove non fanno entrare una volontaria nota per essere una persona mite solo perché si è permessa di andare in una scuola e raccontare che aveva saputo di episodi di violenza. Ci sono direttori democratici e direttori che pensano di essere governatori, papa e re e che si rifiutano di rispettare le indicazioni ministeriali sulla apertura delle celle nelle ore diurne. C’è chi lavora per il cambiamento e chi pensa che il cambiamento sia il male. Ci sono ancora le celle lisce, celle prive di qualsiasi suppellettile e insonorizzate dove forte è il rischio della violenza, come la cella zero proprio a Poggioreale dove si recherà oggi la delegazione europea. Oggi siamo messi meglio di un anno fa ma ancora non in condizione tale da potere essere assolti dai giudici di Strasburgo.

Una piccola nota a margine. Tra i componenti della delegazione, pur non nella sua versione ufficiale, vi è l’eurodeputato leghista Borghezio, ovvero colui che per appartenenza, linguaggio, cultura politica, è uno dei massimi responsabili del degrado delle carceri italiane. In un’altra stagione politica è stato anche sottosegretario alla Giustizia. L’Italia non si è fatta mancare proprio nulla.

*presidente Antigone