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Carcere e garantismo, le radici della crisi

Fuoriluogo. Dalle torsioni della Costituzione e dell’ordinamento emerge il quadro di un sistema penale e processuale sostanzialista e giustizialista e di un sistema penitenziario vendicativo

«La pena della prigione è ancora e soprattutto una pena corporale, qualche cosa che dà dolore fisico e produce malattia e morte» scriveva il compianto Massimo Pavarini quasi trent’anni fa. Affermazione che nel tempo della pandemia si è rivelata ancor più vera, nella latitanza degli attuali governo e parlamento, come già dei precedenti, quando si tratti di riformare il carcere e il sistema delle pene per renderli aderenti al dettato costituzionale. Si dice spesso che l’articolo 27 della Costituzione, al pari di molti altri, è rimasto inapplicato, ma - in effetti e ancor peggio - esso è stato invece riscritto...

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