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Italia

Campanella rimandata. Si punta tutto sulla «tele-scuola»

Istruzione. La ministra Lucia Azzolina parla del futuro prossimo della scuola italiana. Diversi scenari aperti sugli esami di maturità. Fondi per le lezioni da remoto. Slittamento della fine dell'anno appeso al funzionamento della didattica digitale.

Una scuola di Milano, chiusa per l'epidemia

Una scuola di Milano, chiusa per l'epidemia

«Penso si andrà nella direzione indicata dal presidente Giuseppe Conte di prorogare la chiusura delle scuole oltre il 3 aprile. Al momento non è possibile dare un’altra data, tutto dipenderà dallo scenario epidemiologico». Lo ha detto ieri la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

In una lunga intervista rilasciata nel primo pomeriggio ai microfoni di SkyTg24 ha toccato le questioni più importanti che riguardano il futuro prossimo dei circa 8 milioni di studenti che dal 9 marzo scorso non siedono più tra i banchi (alcuni anche da prima, considerando le chiusure degli istituti scattate a fine febbraio). «Riapriremo le scuole solo quando avremo certezza di mandare i ragazzi in situazioni di assoluta sicurezza», ha precisato la ministra.

SE DI TORNARE a riempire le aule scolastiche per ora non se ne parla, sul piatto rimane la questione decisiva di come andare avanti anche in questa situazione di emergenza. Lo strumento individuato da subito è stato quello della didattica telematica.

Nel decreto «Cura Italia» pubblicato martedì scorso in Gazzetta Ufficiale, sono previsti 85 milioni dedicati alle scuole. 70 serviranno a dotare gli alunni con maggiori difficoltà economiche degli strumenti tecnologici necessari a seguire le «tele-lezioni». Un’altra parte è destinata alla formazione di quella parte del corpo docente che su questo aspetto è più indietro e a garantire attrezzature digitali agli istituti che ne hanno bisogno.

«IN QUESTO MOMENTO la didattica a distanza è fondamentale perché l’alternativa sarebbe incrociare le braccia e abbandonare famiglie e studenti. Vanno garantiti il diritto all’istruzione sancito dalla Costituzione e la libertà di insegnamento», ha affermato la ministra. Maggiori indicazioni su come portare avanti le classi da remoto sono state diffuse da viale Trastevere attraverso una nota emanata martedì.

I sindacati, però, ne hanno contestato alcune disposizioni. In una lettera indirizzata alla ministra, Flc Cgil, Cisl Fsur, Uil, Rua, Snals e Gilda hanno chiesto il ritiro immediato della nota «perché contenente modalità di organizzazione del lavoro che sono oggetto di relazioni sindacali».

LE PRINCIPALI ORGANIZZAZIONI di categoria sostengono che le modalità individuate per realizzare in remoto l’attività ordinaria danno per scontato che tutti gli alunni e il corpo docente possano accedere a internet e siano in possesso delle necessarie strumentazioni tecnologiche. Ma così non è. Per superare il problema chiedono un incontro (telematico) alla ministra.

Da come funzionerà la didattica digitale dipenderà anche l’eventuale slittamento della fine dell’anno scolastico. Azzolina ha affermato che nei casi in cui si sta lavorando bene non c’è motivo di rimandare il suono dell’ultima campanella. Anzi, sarebbe un’offesa al lavoro di «chi sta dando il meglio per la scuola italiana».

RESTA DA CAPIRE, però, cosa accadrà in tutti gli altri casi. Al momento non sono stati resi pubblici dati ufficiali sulle scuole che hanno attivato l’insegnamento in remoto. Al ministero, fanno sapere, è in corso un monitoraggio che a breve dovrebbe fornire dei numeri e delle indicazioni su come risolvere le principali difficoltà.

Secondo uno studio a campione realizzato dal sito www.studenti.it tra 3 mila alunni di scuole medie (18%) e superiori (82%) le classi virtuali sarebbero state avviate rispettivamente nel 48,5% e 70,4% degli istituti. Ma, ovviamente, la media generale non dà conto delle forti differenze regionali che si distribuiscono su livelli diversi tra la testa e la coda della classifica, cioè tra l’83,9% dell’Emilia-Romagna e il 46% della Sardegna.

ALTRE INFORMAZIONI importanti sono l’assunzione realizzata attraverso il «Cura Italia» di circa mille assistenti tecnici che sosterranno le scuole nell’aspetto digitale (e che i sindacati chiedono di stabilizzare oltre l’emergenza) e il destino degli esami di stato dell’anno scolastico in corso.

Su questo, però, non ci sono certezze. Tutto dipenderà dalla curva del contagio e dalle più generali misure anti-epidemia. «Alle studentesse e agli studenti che dovranno sostenere la maturità posso dire solo che stiamo valutando vari scenari», ha affermato Azzolina.


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