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Editoriale

Cambiare non si può?

Mario Draghi

Martedì scorso Alexis Tsipras ha incontrato a Francoforte Mario Draghi. Il leader del primo partito di Grecia discute con uno dei responsabili delle politiche europee che hanno distrutto il paese. Ma potremmo anche dire che il candidato a presiedere un cambio di rotta della Commissione europea discute con l’unico potente d’Europa che sta cambiando (almeno un po’) politica. È un segno di quanto sia confusa l’Europa del dopo-voto, con equilibri politici incerti in Parlamento e nessun accordo sulla scelta di chi guiderà la Commissione.

È un peccato che l’italiano – nell’incontro a Francoforte – sieda dietro la scrivania del banchiere e non su un 27% di voti di sinistra. Ma per ora accontentiamoci. Non è poco un banchiere centrale che guarda da vicino che cosa si muove fuori del perimetro della «grande coalizione» di Atene e Bruxelles. È uno sguardo che dobbiamo avere anche noi. In quell’area, a Bruxelles, c’è la Sinistra europea di Tsipras e il gruppo dei Verdi, messi a confronto nel numero scorso di «Sbilanciamo l’Europa» sulla base dei consensi ottenuti e dei programmi di lavoro. In queste pagine chiediamo ad alcuni protagonisti italiani della sinistra, dell’ambientalismo, dei movimenti, di misurarsi con quell’orizzonte e con le possibilità di un lavoro comune.

Le risposte che abbiamo ricevuto nel nostro Forum delineano un quadro poco incoraggiante. Le forze che potrebbero contrastare la «grande coalizione» sono frammentate in Europa e molto esili in Italia. Sulle divisioni pesano schieramenti e ideologie, culture politiche e appartenenze nazionali. Anche in Italia l’agenda politica è ancora cucita su misura dell’identità politica di ciascuna organizzazione, anziché sugli spazi e sulle alleanze possibili. L’autoreferenzialità prevale sulle convergenze, l’interesse immediato sull’orizzonte più lungo. Per non parlare di comportamenti concreti che sono spesso scoraggianti. Eppure l’agenda politica del cambiamento in Europa non può fare a meno delle «ecosinistre». Disoccupazione di massa, disuguaglianze record e cambiamento climatico possono trovare una soluzione solo se un’altra politica riprende il comando, e mette fine al trentennio liberista. Sinistra e ambientalismo hanno bisogno l’una dell’altra per costruire l’alternativa al mercato che fa da solo. Entrambe hanno bisogno di una cultura pacifista, unico argine ai conflitti che tornano a esplodere alle porte dell’Europa: in Ucraina, in Turchia, in Bosnia e in tutto il mondo arabo.

L’altra convergenza necessaria è quella tra l’«alto» dei palazzi e il «basso» di una società in sofferenza come mai prima. Impoverimento, mancanza di prospettive, individualismo sono alla radice del populismo del M5s in Italia e della reazione nazionalista in nord Europa. Solo un’altra politica potrebbe ridurre una distanza incolmabile. Solo una democrazia praticata offre un antidoto all’antipolitica, un terreno di convergenza per i movimenti, di ricomposizione per la società, di dialogo tra le culture politiche. Se si parlano Tsipras e Draghi, perché non un confronto stabile su un’agenda comune tra i gruppi europei lasciati fuori dalla «grande coalizione»?

I nostri destini sono sempre più legati a Bruxelles, e così Sbilanciamoci! e il manifesto continueranno a proporre ai lettori queste pagine di approfondimento. Ci servono strumenti per capire e energie per evitare il peggio: Sbilanciamoci! invita tutti alla scuola estiva dell’Università di Urbino per capire «L’economia com’è e come può cambiare».