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Calzini bianchi

Di pelle scamosciata, tutt’e due paia: alle grigio-perla, un numero più grande (mancando quello giusto), comode per le camminate, alternavamo le celeste-pastello, piuttosto alte, tipo polacchina. L’importante, per un sedicenne, che tra il fondo dei pantaloni e il collo delle scarpe restasse uno spiraglio di mezzo dito per far intravedere i calzini di cotone, rigorosamente bianchi. Ai quali siamo rimasti devoti tutta la vita. Ce li avevano infilati fin da appena cominciammo a mettere i piedi nelle calzature. Come per chiunque, da piccoli. Solo che noi non li abbiamo più tolti. A rifletterci, i calzini bianchi sono stati l’indumento indossato in ogni età, a dispetto delle stagioni climatiche, delle mode effimere, ma soprattutto dei pareri contrari e dei consigli non richiesti di chi ci ruotava intorno. Meno male però – ce lo riconosciamo – che conservavamo il buon gusto, nelle occasioni formali che pure capitano nell’esistenza delle persone comuni, di calzare l’accessorio in tinta.

Una sera, e torniamo all’età delle due paia di scarpe scamosciate, ci aggiravamo alle giostre con tutti gli altri, come tutte le sere. Nella ricorrenza agostana del santo patrono arrivava in città un grandioso luna-park che metteva tende in una piazza centrale per l’intero mese. Una delle giostre preferite per scaricare l’esuberanza adolescenziale era quella dell’autoscontro. Che parrebbe innocua e innocente, se confrontata con le attrazioni tumultuanti dei moderni luna-park, ma allora si rivelava non priva di pericolosità. Tanto che uno del gruppo finì la serata in ospedale, reparto ortopedia. I calzini bianchi erano stati indossati da personaggi dello spettacolo. Rientravano nel guardaroba di Jerry Lewis al cinema quando si calava nel ruolo del picchiatello, riconoscibile per imprevedibilità e sconclusionatezza. In breve, elevati a feticcio del nostro tempo, erano diventati d’uso generalizzato fra gli adolescenti. E ovviamente non si perdeva occasione per ostentarli fra la gente, per sottolineare il fatto che noi li portavamo. Chi si trovava accanto al guidatore della macchina dell’autoscontro, libero dallo schiacciare il pedale, poggiava il piede destro all’esterno, sulla zeppa di gomma che contorna il mezzo e che serve per attutire gli scontri con le altre macchine. Il calzino bianco si sarebbe visto eccome, pur correndo il rischio di restare col piede incastrato fra più vetture per i contraccolpi prodotti dagli urti. E allora sì che sarebbero stati dolori! Al nostro amico capitò qualcosa del genere. Così finì l’estate esibendo, a causa della slogatura per la quale teneva fasciato il piede destro, un vistoso calzettone di cotone, tutto bianco.

 


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