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Editoriale

Bussola a Est, storie oltre il muro dell’oblio

in movimento in edicola dal 2 novembre. L’Unione sovietica, nata cento anni fa, è ormai un universo scomparso. Non così il suo alpinismo, pionieristico e ancora quasi sconosciuto. In questo numero speciale andiamo «oltre il Muro», dai monti Tatra e la Slovenia fino al Pamir, cercando tra archivi moscoviti e testimoni d’eccezione il «filo rosso» del climbing moderno

Genoveva Mihailova scala un traverso sul monumento del partito comunista a Buzludzha, in Bulgaria

L’Unione sovietica, nata il 7 novembre di cento anni fa, non esiste più da cinque lustri. Anche il suo alpinismo e le sue esplorazioni sono ormai parte della storia.

E tuttavia preparando il numero di in movimento in edicola da oggi, ci siamo imbattuti in un muro non di pietra e filo spinato come fu quello di Berlino ma fatto di oblio, tracce che si perdono nel tempo, nomi, montagne e volti più consegnati al mito che alla storiografia dell’alpinismo vera e propria.

Anche Internet, dove tutto è a portata di tutti, sembra muta di fronte alla cesura anche istituzionale e sociale, non solo politica, rappresentata dal crollo di un impero che aveva dominato mezzo mondo.

Così abbiamo scatenato il nostro Yurii Colombo al club alpino di Mosca, Simone Bobbio nella Biblioteca nazionale del Cai a Torino, Peter Freeman a caccia di «Leopardi delle nevi» sulle cime del Pamir, Roberto Mantovani negli archivi degli incontri Est-Ovest degli anni ’80, Fabrizio Goria all’Alpine Journal americano, Linda Cottino sulle tracce di Simone Moro, qui nelle vesti di mentore di talenti dell’ex blocco sovietico.

Presentiamo anche, in anteprima italiana (come per Tommy Caldwell a giugno), alcune pagine della biografia di Voytek Kurtyka appena pubblicata in Canada da Bernadette McDonald.

E con noi c’è anche un maestro come Steve House che ripercorre le sue «radici» slovene.

Tutti insieme abbiamo cercato di ricostruire un puzzle sfuggente ma non polveroso, molto più simile al «nostro» alpinismo di quanto si pensi comunemente.

Pochi forse sanno che le vere origini dell’arrampicata sportiva – sia «lead» che «speed» – risalgono a un’invenzione di un agente del Kgb, Ivan Antonovic, nel 1947.

Insomma, un lavoro di scavo documentale, anche sulle immagini per quanto possibile, che ha poco di celebrativo e molto di culturale. Che fiuta nei segni di un passato scomparso i lampi del presente.

Vi porteremo in Polonia, Slovenia, Russia, Tagikistan, Kirghizistan, Kazakistan e naturalmente sull’Himalaya, dove gli alpinisti «dell’Est» hanno scritto avventure che rimarranno per sempre nella storia dell’alpinismo.