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Cultura

Boltanski, il sortilegio dell’arte

Intervista. L'artista francese racconta la sua mostra presso la Fondazione Merz di Torino. «Lotto contro il tempo che avanza, conservo i battiti dei cuori di persone sconosciute per resistere alla sparizione»

«Dopo», alla Fondazione Merz di Torino

«Dopo», alla Fondazione Merz di Torino

«Sono nato nel ventesimo secolo in Europa e sono diventato un artista, ma avrei potuto essere uno sciamano in America del Sud o uno stregone in Africa. I nostri mestieri si assomigliano, ma solo che per chi è religioso esiste una risposta». Christian Boltanski, quando parla, fa risuonare i suoi pensieri in mondi lontani, riconducendo lo spettatore lungo sentieri ancestrali, dove l’individuo non è più una monade impazzita nella sua solitudine, ma una presenza universale, legata da un filo invisibile ma robusto alle generazioni precedenti e a quelle che verranno. [caption id="attachment_166581" align="alignleft" width="200"] Christian Boltanski[/caption] Come un rabdomante che...

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