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Internazionale

Bolsonaro positivo, anzi no. Di certo c’è la privatizzazione della sanità

Brasile. Il secondo test smentisce il primo. dubbi sulla veridicità della notizia. Il coronavirus però riesce a far rinviare la marcia golpista prevista domani che chiedeva la chiusura del Congresso

Trump e Bolsonaro a Miami alla fine di febbraio

Trump e Bolsonaro a Miami alla fine di febbraio

Con un plateale gesto dell’ombrello, secondo l’eleganza che contraddistingue la sua comunicazione, Jair Bolsonaro ha annunciato ieri sulle reti social, senza più la mascherina che aveva indossato in precedenza, che il secondo test a cui si era sottoposto ha dato esito negativo al Covid-19.

«Ci sono molte voci e poca informazione», aveva twittato poco prima il figlio Eduardo, di fronte alla notizia della positività del primo tampone anticipata dal Journal o Dia, il più importante quotidiano di Rio de Janeiro, sulla base di fonti della presidenza della Repubblica. E c’è pure chi aveva notato come giovedì, durante il suo pronunciamento alla televisione, Bolsonaro non avesse affatto una bella cera.

La notizia – che di fronte alla spiccata predisposizione alla menzogna del presidente verrà sicuramente accolta da alcuni con scetticismo – risparmia indubbiamente nuove tensioni al paese dove già infuriano da giorni le polemiche sull’inadeguatezza dell’infrastruttura sanitaria per far fronte all’emergenza (mentre i casi di contagio superano i 140) e sui ritardi registrati nell’adozione di misure preventive.

Nonché, più in generale, sulle fallimentari politiche economiche finora messe in campo dal ministro dell’Economia Paulo Guedes, il volto più ferocemente ultraliberista del governo, in relazione a una crisi che, se è anteriore all’emergenza da coronavirus, è ora certamente destinata ad aggravarsi.

E il fatto che Bolsonaro, proprio nel momento in cui le imprese statali stanno perdendo valore a causa del crollo delle borse e del prezzo del petrolio, individui nell’accelerazione delle privatizzazioni la vera risposta alla pandemia la dice lunga sulla sua capacità di rispondere alla crisi.

In ogni caso già solo il rischio della positività del presidente ha prodotto una conseguenza importante: la sospensione della manifestazione golpista del 15 marzo a favore della chiusura del Congresso, convocata dai militanti bolsonaristi all’indomani del celebre foda-se, che si fottano, rivolto dal generale Augusto Heleno ai parlamentari, e poi sostenuta apertamente dallo stesso Bolsonaro.

«Dobbiamo evitare che vi sia un’esplosione di casi, perché gli ospedali collasserebbero», ha spiegato il presidente giovedì durante una diretta sui social. Ma senza mollare in alcun modo la presa sul Congresso: la manifestazione, di cui ha esaltato il carattere «spontaneo e popolare», è stata sospesa, non cancellata e, ha aggiunto, «tra uno, due mesi si farà». Dopotutto, ha aggiunto, «è già stato inviato un tremendo messaggio al Parlamento. Non c’è dubbio che il messaggio sia stato dato».

Benché il persistere di uno scontro istituzionale di tale gravità sia decisamente l’ultima cosa di cui ha bisogno il paese di fronte alla prova che lo attende, Bolsonaro parlando alla televisione ci ha messo il carico da undici: la «legittima» manifestazione del 15, benché sospesa a causa dell’emergenza da coronavirus, «risponde agli interessi della nazione», mostrando «la maturità della nostra democrazia presidenziale».

Ma neppure il nuovo e inusitato attacco allo stato di diritto ha prodotto una reazione adeguata da parte del Congresso e del Supremo tribunale federale, impegnato quest’ultimo a respingere i ricorsi presentati dall’ex presidente Dilma Rousseff per l’annullamento dell’impeachment golpista del 2016.

Così quello che è stato visto come un nuovo test da parte di Bolsonaro per saggiare la tenuta delle istituzioni e del sistema giuridico in vista di un’ulteriore svolta autoritaria è apparso ancora una volta perfettamente riuscito.


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