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Internazionale

Bolsonaro in Florida: «Il coronavirus? Una piccola crisi»

Brasile. Mentre nel paese torna il morbillo e si impenna l'Hiv, il presidente in visita all'amico Trump definisce l'epidemia una fantasia, quasi un complotto. Domenica previste manifestazioni contro il suo governo

Il presidente brasiliano Bolsonaro

Il presidente brasiliano Bolsonaro

«È muito mas fantasia». Davanti a una platea sceltissima – non più di un centinaio di imprenditori in un hotel di lusso a Miami, Florida – il presidente del Brasile Jair Bolsonaro ha liquidato l’emergenza sanitaria che sta tormentando il pianeta come «una piccola crisi», che «non è davvero ciò che i grandi media propagano».

Secondo il leader di ultradestra «il potere distruttivo di questo virus è sovradimensionato, forse viene potenziato anche per motivi economici». Bolsonaro ce l’ha con i crolli della borsa (l’indice Bovespa ha subito nei giorni scorsi il peggior calo dell’ultimo quarto di secolo, -12% in un solo giorno) e del suo fiore all’occhiello Petrobras, che ha lasciato sul terreno 90 miliardi di reais di capitalizzazione, circa 17 miliardi di euro – per capirsi, è poco meno dell’intero investimento dello Stato italiano contro il coronavirus.

In realtà Petrobras è rimasta incastrata nel braccio di ferro tra Arabia saudita e Russia, grandissimi produttori di petrolio, che hanno avuto reazioni opposte alla crisi da coronavirus: i sauditi volevano chiudere i rubinetti per tenere alti i prezzi, i russi l’esatto contrario.

La «piccola crisi» ha lasciato morti e feriti economici sul terreno ma non ha scalfito le certezze sanitarie di Bolsonaro. Il presidente brasiliano ha fatto queste dichiarazioni martedì, tre giorni dopo aver incontrato il presidente americano Donald Trump nel buen retiro di Mar-a-lago, sulle coste della Florida, una cena che è servita per parlare di dazi su alluminio, etanolo e carne di manzo, e per condividere pubblicamente le rispettive sicurezze mediche: anche Trump ha detto di «non essere per nulla preoccupato» dal coronavirus, assicurando che non avrebbe disdetto alcun incontro pubblico.

Del viaggio in Florida hanno fatto parte incontri con estese delegazioni di gruppi evangelici. L’elettorato fondamentalista cristiano è una parte importante del successo di Bolsonaro e la sua linea sul virus ha incassato appoggi.

La Catedral global do espirito santo di Porto Alegre rischia un processo per aver convocato una messa l’1 marzo, dedicata al «potere di dio contro il coronavirus» nella quale i fedeli sarebbero stati «unti con olio santo» e grazie a ciò «immunizzati contro ogni epidemia».

E altri gruppi parlano apertamente del «potere della fede contro le infezioni» alimentando un circuito di negazione, pozioni caserecce e superstizione che può risultare letale. Del resto in Brasile ci sono 2,2 milioni di casi di dengue, un aumento dell’Hiv del 21% nel decennio, il ritorno del morbillo dichiarato scomparso cinque anni fa e ricorrenti focolai di zika, chikungunya e febbre gialla: il coronavirus sembra remoto, limitato ai servizi in tv.

Ma domenica la salute pubblica del Brasile e la salute politica del suo leader entreranno in collisione. Sono previste grandi manifestazioni in tutto il paese contro parlamento e Corte suprema, le due istituzioni che in qualche modo frenano lo strapotere di Bolsonaro. Saranno annullate per l’emergenza-Covid 19?