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Quando sono entrata in quell’aula di filosofia, ormai una vita fa, la professoressa si rivolgeva alla classe usando il plurale femminile. Ogni volta, si alzava un virile brusio di protesta. Alla fine della lezione è stato chiesto a noi ragazze perché quando qualcuno parlava includendoci in un presunto neutro maschile non avessimo la stessa reazione. Ho trovato una risposta, ho imparato che conosciamo storie di lei e su di lei, ma che la sua storia è ancora da scrivere. Ho scoperto che di femminismi ce ne sono tanti, che in Italia non si chiamano nemmeno così e che molti (moltissimi) uomini quando pronunci quella parola alzano gli occhi al cielo. Ho imparato, infine, che sul mondo esistono molti sguardi. Almeno due. Se volete capire perché il blog si chiama così, leggete Carla Lonzi. (Scrivo per Il Post e Alias)

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