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Internazionale

Fine corsa per Bloomberg. Ora sarà un lungo testa-a-testa tra Biden e Sanders

Primarie Usa. L'ex vicepresidente democratico vince in 8 stati, ma Sanders resta in corsa grazie alla California. Alcuni commentatori sostengono l’idea che ora entrambi dovrebbero ricevere la protezione dei servizi segreti Usa

Il miliardario Michael Bloomberg saluta i sogni presidenziali

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Un rinvigorito Joe Biden ha cominciato la lunga notte del Super Tuesday vincendo in 8 stati di fila, tra cui il Massachusetts, dove ha battuto la “sua” senatrice, Elizabeth Warren che è arrivata addirittura terza: un brutto colpo, se non fatale, alla sua campagna elettorale per le primarie democratiche.

NON È FACILE STABILIRE ora se da questo Super Tuesday uscirà un vincitore unico, ma è chiaro chi ha perso. Elizabeth Warren, sicuramente, e Michael Bloomberg, che a fronte di un investimento di milioni di dollari in una campagna elettorale autofinanziata ha guadagnato pochissimi delegati, sottratti a Biden. Per un candidato che era entrato in gioco per arginare l’ascesa del socialismo è un risultato che suscita ironia. Non è stata una sorpresa, quindi, il ritiro di Bloomberg dalla corsa e l’annuncio del suo sostegno a Biden.

Per avere i risultati definitivi della California ci vorranno un paio di giorni, ma sembra chiaro che il risultato positivo di Sanders nello stato è anche dovuto a quello di Bloomberg, ottenuto a scapito di Biden.

Se non è chiaro ancora chi sia il candidato anti-Trump, al punto che alcuni commentatori politici hanno avanzato l’idea che tanto a Biden quanto a Sanders dovrebbe essere data la protezione dei servizi segreti, si può dire che il risultato di Biden è stato impressionante, ma non sorprendente.

ALLA VIGILIA DEL VOTO i due principali candidati moderati, Amy Klobuchar e Pete Buttigieg, si sono ritirati dalla gara e hanno dato il loro endorsement a Biden, come anche l’ha dato Beto O’Rourke, ex candidato alle primarie e speranza del Partito democratico in Texas. È stato l’abbraccio del Partito democratico al suo candidato centrista, nonostante Biden appaia senile e fuori forma politica anche ai suoi più generosi sostenitori.
La difficoltà di convivenza di Sanders all’interno del partito è evidente fin dalla tornata elettorale del 2016, e non si è mai sanata. Se l’enorme sforzo del partito per spingerlo avanti non è bastato a Biden per uscire dal Super Tuesday come vincitore assoluto, nonostante Sanders navigasse col vento contro, allora significa che forse la sua candidatura non è la migliore delle scelte possibili.

Joe Biden a Dallas (foto Ap)

Di fatto un vincitore chiaro non c’è, ma una previsione per il futuro si può fare: sarà una lunga lotta a due, un testa-a-testa al quale Sanders non si sottrarrà. Biden ha fatto un miracolo politico, ed è arrivato a conquistare per un soffio anche il Texas, ma Sanders prendendosi la California lo tallona da vicino, anche se non sembra riuscire ad allargare la base del suo movimento su scala nazionale, come era riuscito a fare in Nevada.

Joe Biden, aiuto del partito o meno, ha vinto oltre le previsioni e lo ha fatto con pochi soldi. Dopo questi risultati sicuramente riceverà molte più donazioni, e questo gli permetterà di dimostrare meglio che i soldi non sono tutto, in un circolo virtuoso: vittorie che portano più soldi e più soldi che aiutano a vincere in più Stati.

LA CAMPAGNA DI SANDERS 2020, invece, assomiglia molto a quella del 2016. Ha la sua base, ma non supera il 30-40%. Piaccia o meno, manca un supporto più forte per fare una rivoluzione e Bernie non è disposto a moderare il messaggio solo per conquistare più sostenitori.

Nel suo discorso da Los Angeles Biden per spiegare il suo approccio ha ricordato la «speranza» (hope) obamiana, e ha citato versi del poeta Seamus Heaney già cari a Bill Clinton: «Non sperare / Da questa parte della tomba / Ma poi, una volta nella vita / Il tanto desiderato maremoto / della giustizia può sorgere / E speranza fa rima con la storia».