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Biden per ora vince, ma Sanders non ha perso

Joe Biden

Joe Biden

«Io conosco Joe. Noi conosciamo Joe. Ma quel che è ancor più importante, Joe conosce noi».  Jim Clyburn scandisce queste parole a conclusione della sua appassionata dichiarazione di sostegno a Joe Biden.

Il giorno dopo, il 29 febbraio, la Carolina del sud consegna all’ex vice presidente un agognato, insperato, successo. Non una vittoria isolata dopo le prime batoste che sembravano averlo messo definitivamente ko. Ma un ritorno nella corsa. In testa alla corsa. Una vittoria che ne consentirà altre.

Come quelle conseguite nel super martedì. Se s’osserva la carta degli Usa, i sette stati del Sud dove s’è votato martedì sono tutti per Biden, tra questi il Texas. Sono stati in cui il voto nero è stato determinante.

Jim Clyburn è uno stagionato uomo politico, esponente dell’establishment democratico. Dirigente del Sud. Leader molto noto, ascoltato e seguito nella comunità nera. Il suo endorsement vale più di tanti spazi pubblicitari pagati a caro prezzo, di tanti investimenti sui social, di tanti articoli favorevoli. Clyburn è uno di quei leader che può muovere consistenti pezzi di elettorato democratico, non solo nel suo stato, ma ovunque nel paese dove le comunità africano-americane sono più organizzate politicamente. La chiave per capire la resurrezione di Biden è in questa parte importante della demografia politica americana. Ed è la chiave per capire perché Bernie Sanders sembra in affanno dopo una partenza brillante.

Spiegando il suo appoggio a Biden, Clyburn ha detto che «le sue proposte per rendere accessibile ed economica l’assistenza sanitaria, accessibile ed economica la casa, accessibile ed economica l’istruzione sono proposte in cui la gente crede», mentre nessuno è «interessato ad avere qualcosa gratuitamente». Gratuita è la sanità nel programma di Sanders. Gratuita l’istruzione, anche universitaria.

Nella visione di un leader tradizionale come Clyburn, la questione cruciale è il raggiungimento di un’effettiva eguaglianza da parte della propria comunità – diritti, benessere, accesso alle posizioni apicali ecc – rispetto a tutte le altre comunità, secondo gli standard della «democrazia» americana. Guarda con sospetto a discorsi egualitari, più di classe che di comunità. La visione di Sanders.

Bernie fa tuttavia breccia nei giovani africano-americani, come fa breccia presso tutti i giovani. Nuove generazioni che ormai vanno oltre il perimetro identitario della comunità d’origine, che era alla base del pensiero democratico. Si mescolano, includono e sono inclusi. Sentono forte la comunanza di stessi problemi e aspirazioni. Obama pure andava oltre quella visione basata su una serie di equilibri prevalentemente demografici e razziali, tanto da essere considerato dai neri “not black enough”, un non abbastanza nero. Sanders è andato ancor oltre, con un discorso diretto alle grandi ingiustizie sociali ed economiche che tuttora affliggono un paese affluente, in tutte le aree della sua demografia.

Il prosieguo della corsa democratica si svolgerà intorno a questi dilemmi «ideologici» che peraltro caratterizzano il dibattito nel partito dall’avvento di Obama e poi da quello di Sanders.

Biden rappresenta, se si vuol ricorrere a una descrizione dura, l’usato sicuro. L’establishment e i diversi poteri lo sostengono perché lo considerano più adatto di Bernie a battere Trump, pur non tenendolo in grande considerazione. Temono le sue gaffe, temono che nel suo bagaglio ci siano dossier imbarazzanti, oggi nelle mani di Trump. Lui è uscito indenne dall’affaire ucraino. Biden non ancora.

Intorno a Biden si stanno così affollando i candidati usciti dalla corsa. Sono tutti per lui. Con le loro organizzazioni. I loro donor . I loro sostenitori. Se fino al voto in South Carolina Biden era senza soldi, adesso i donor sono disposti ad aprire il portafoglio. Particolarmente generoso sarà l’apporto di Mike Bloomberg, uscito ieri dalla competizione per appoggiare Biden.

È una prova di forza impressionante, da parte del Partito democratico. Il tentativo di espellere definitivamente Sanders dalla corsa è scattato. Ma lo studio dei dati elettorali e le previsioni sulle prossime tappe della corsa dovrebbero indurre alla massima cautela i nemici di Bernie.

Il successo in California è molto significativo. Se Sanders fatica a farsi votare dagli African American, è riuscito invece a far breccia nell’elettorato latino, diventato ormai una constituency fondamentale per vincere in diversi stati chiave, non solo nel Sud.

41 per cento in Texas, 49 in California, decisivo in Iowa e Nevada, il voto ispanico ha dato una spinta enorme a Sanders. Un voto, anche qui, prevalentemente giovane, in una comunità con un’alta natalità e un’età media bassa, destinata a conquistare porzioni sempre più grandi della torta americana.

Che farà Elizabeth Warren? I suoi voti, deludenti, sommati però a quelli di Sanders darebbero notevole sostegno alle speranze della sinistra. È uno dei nodi da sciogliere nei prossimi giorni. Come quello dei possibili compagni o compagne di ticket. Su Biden si fa pressione perché scelga subito, una mossa che, se azzeccata, potrebbe consolidare il suo vantaggio. Specie dovesse essere Michelle Obama, un nome che è tornato a circolare in queste ore.


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