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Editoriale

Bella piazza

La politica romana si avvita in una crisi di governo virtuale che non trova la via d’uscita (la legge elettorale e le elezioni). Pd e Pdl galleggiano su una legge finanziaria che traduce in un rinvio le soluzioni necessarie (facendo il miracolo di scontentare sindacati e confindustria). Il Capo dello Stato tenta disperatamente di tenere le briglie di una scuderia senza cavalli di razza (Mario Monti da ex salvatore della patria finisce nel gruppo misto). Di fronte a una classe dirigente gonfia di fallimenti c’è (ancora) un’Italia che chiede un’alternativa e resiste.

Ieri, per la seconda volta, migliaia di persone sono scese in piazza in modo pacifico e partecipato. Dopo la manifestazione di Piazza del Popolo in difesa della Costituzione, primo segnale concreto di una larga parte del paese radicalmente all’opposizione, lo sciopero nazionale dei sindacati di base ha raccolto a Roma decine di migliaia di lavoratori, studenti, disoccupati, pensionati. Una protesta forte e tranquilla contro le ricette di Bruxelles, contro una deriva che in questi anni ha aggravato le diseguaglianze sociali e indebolito la nostra vita democratica.

La piazza del 12 ottobre e la piazza di ieri sono voci importanti di una società che non si rassegna, espressioni di una sinistra che non si astiene, che resta in campo, che pretende risposte, che articola la protesta e, soprattutto, garantisce una praticabilità e una partecipazione della piazza che sarebbe un grave errore dare per scontate. Solo chi non vede la crudeltà della crisi, chi non ascolta la disperazione dei senza futuro può sottovalutare il valore di una espressione di massa e democratica della sofferenza sociale (4 milioni di indigenti, più 29% in un anno). Purtroppo sono molti gli apprendisti stregoni convinti che la camicia di forza di governi costruiti contro gli elettori possa placare la rabbia degli esclusi. E numerose sono le schiere di chi non riuscendo a governare la crisi espone la convivenza dei popoli ai venti furiosi delle destre, in Italia con radici e ramificazioni profonde e aggressive.

La dimostrazione di maturità e rappresentanza politica offerta dalle due manifestazioni di popolo, attende oggi una replica anche dall’iniziativa organizzata da una galassia di movimenti per la casa e dai Notav, alla quale hanno annunciato di partecipare anche i sindacati di base. Attorno a questa protesta si è creato un brutto clima, le forze di polizia saranno presenti massicciamente (ai margini della manifestazione di ieri è stato sequestrato un furgone con biglie e bastoni), la città teme che l’”assedio»”, parola d’ordine con cui è stato convocato il corteo, si trasformi in un assedio senza le virgolette. Noi speriamo che i cattivi presagi siano smentiti dai fatti e anche le voci diverse di oggi si aggiungano alle altre migliaia di manifestanti che hanno riscaldato l’autunno romano.

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