closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Alias Domenica

Banti, una vocazione di scrittrice e il sacrificio delle donne

Narrativa italiana del Novecento. Fausta Garavini ha raccolto (La nave di Teseo) 47 testi dispersi di Anna Banti, dall’esordio assoluto, nel 1930, sino alla morte. Possiamo rileggerli come una ininterrotta riflessione «sulla pietra d’inciampo d’essere nata donna»

Antonio Donghi,  Le villeggianti, 1934,  Venezia, Ca' Pesaro, Collezione Carraro

Antonio Donghi, Le villeggianti, 1934, Venezia, Ca' Pesaro, Collezione Carraro

Non sono molte le interviste rilasciate da Anna Banti, poche le occasioni in cui la narratrice si è abbandonata al ritmo feriale della chiacchiera, al gusto di uno scambio confidente e disinvolto. Nelle risposte è controllata, spesso ritrosa, quasi brusca. Si direbbe che i suoi interlocutori facciano fatica per convincerla a parlare. L’unico argomento su cui dà l’impressione di soffermarsi volentieri, soprattutto dopo la morte del marito, è la leggenda un po’ teatrale, se vogliamo anche romantica della sua doppia vocazione. Ogni volta la ripropone ritoccandola, con regale noncuranza aggiunge o tralascia piccoli dettagli. L’infanzia solitaria di bambina timida e...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi