L’assemblea degli azionisti di Atlantia, la holding che controlla Autostrade per l’Italia, ha dato il via libera alla cessione dell’intera quota dell’88,06% al consorzio guidato da Cdp, controllata dal Tesoro, più il fondo Blackstone e gli australiani di Macquaire.

La formalizzazione spetta ora al consiglio di amministrazione convocato il 10 giugno. Una decisione che arriva a 10 mesi e mezzo di distanza dall’accordo con il governo Conte che individuava la soluzione di una Aspi pubblica con l’uscita dei Benetton per «sanare» la ferita del crollo del ponte Morandi.

Ma l’operazione non va giù ai familiari delle 43 vittime, che – a quasi tre anni dalla tragedia – attaccano: è come uccidere ancora i nostri cari. Contestano i 2,4 miliardi che intascheranno i Benetton e una valutazione troppo alta della società.

L’assemblea di Atlantia (che corre in Borsa e chiude a +2,84%), svoltasi in modalità Covid,aveva bisogno del 50% più uno dei presenti, ma il sì ha ottenuto una ben più ampia maggioranza: dei 1.201 soci presenti (70,39% del capitale sociale), 1.129 (86,86%) hanno detto sì. Un’azionariato quindi tornato compatto dopo la spaccatura del 31 marzo sulla proposta alternativa di scissione, quando solo Edizione, cassaforte dei Benetton (che ha il 30,25% di Atlantia tramite Sintonia), e Fondazione Crt, favorevoli a Cdp, si opposero, facendo naufragare il progetto.

L’offerta del consorzio di Cdp, arrivata dopo mesi di trattative e bracci di ferro, come ipotesi alternative e l’incursione – poi mai formalizzata – della spagnola Acs di Florentino Perez, mette sul piatto 9,1 miliardi per il 100% di Aspi.